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Niente stretta di mano tra la federcalcio di Israele e quella palestinese, l’iniziativa del presidente della Fifa diventa un clamoroso autogol. Gianni Infantino, presidente della federcalcio mondiale, cerca la mossa ad effetto sul palco del Congresso di Vancouver: per annunciare la sua candidatura al terzo mandato consecutivo, invita sul palco il presidente della federcalcio palestinese, Jibril Rajoub, e il vicepresidente della federazione israeliana. “Voglio confermare la mia candidatura alle elezioni per la presidenza della Fifa del prossimo anno. Volevo che foste i primi a saperlo. Grazie per l’incoraggiamento e il sostegno”, dice Infantino. “Permettetemi di ringraziare i due rappresentanti di Israele e della Palestina, che hanno gli stessi diritti, doveri e obblighi, in quanto membri della Fifa. Lavoreremo insieme, lavoriamo insieme per dare speranza ai bambini, lavoriamo insieme per questo”.
Quindi, l’invito ai due dirigenti: Infantino cerca di mediare per arrivare ad una stretta di mano a favore dei fotografi. Il presidente della Fifa, che lo scorso anno ha consegnato a Donald Trump un discutibile ‘premio per la pace’, si cala nel ruolo di mediatore con risultati rivedibili. Rajoub non ne vuole sapere: niente stretta di mano, nessun contatto con il dirigente israeliano. “Stiamo soffrendo”, dice ad alta voce il presidente della federcalcio palestinese prima di allontanarsi.
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