mercoledì 14 Ottobre 2026
Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola. ANSA/ALESSANDRO DI MEO/CIRO FUSCO

“Balle. Mai voluto entrare in politica”. Ranucci smentisce di aver discusso con Lavitola una discesa in campo

L’imprenditore è ritenuto dalla Procura di Roma il mandante dell’attentato contro il giornalista, ma gli inquirenti non hanno ancora certezze sul movente. Il conduttore: “Più probabile la pista del Cantiere Navale Vittoria”

Di Redazione
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Sigfrido smentisce la possibilità che dietro l’attentato nei suoi confronti possa esservi l’ Valter Lavitola e al contempo nega ogni voce su una sua possibile aspirazione politica. “Balle, non ho mai voluto farlo”, ha dichiarato in un’ al Corriere della Sera, rispondendo all’ipotesi portata avanti da La Verità, secondo cui il conduttore di Report sarebbe stato a conoscenza di un sondaggio artigianale elaborato proprio da Lavitola sulla sua popolarità.

Così, c’è chi ipotizza che quello contro Ranucci possa essere stato un “attentato in stile Trump” per aumentarne la credibilità e soprattutto i consensi in vista di una possibile candidatura, magari proprio a capo del centrosinistra. Sembrerebbe che fosse questa l’aspirazione dell’imprenditore, su cui ora indaga la Procura di Roma. Al momento non è chiaro se gli inquirenti stiano prendendo in considerazione questa pista, ma sembra che stiano comunque ricostruendo un quadro a tutto tondo del sospettato.

L’attentato contro Ranucci

L’attentato risale allo scorso 16 ottobre. Fuori casa del conduttore a Pomezia viene posizionata della “gelatina da cava”, un potente esplosivo, che danneggia le auto di Ranucci e della moglie così come parte del muro di cinta della sua abitazione. Nessuno rimane ferito, ma la è stata tantissimo. La del giornalista viene rafforzata e le indagini partono immediatamente con l’obiettivo di comprendere chi possa aver compiuto un gesto così brutale. Lo scorso 20 giugno vengono arrestati i quattro presunti esecutori dell’attentato e a inizio luglio viene individuato Lavitola come possibile mandante dell’ violenta.

Le aspirazioni politiche di Lavitola

E se questi sono fatti, con le aspirazioni di Lavitola si passa nel mondo delle ipotesi. A La Verità, l’imprenditore ha raccontato che sotto il periodo di Natale avrebbe provato a far vedere al giornalista il sondaggio, ma quest’ultimo si sarebbe rifiutato: “Mi disse vengo al ristorante per bere un bicchiere di vino e mangiare la pasta con le telline sgusciate, ma non devi rompermi”. Nel sondaggio, comunque, non viene mai citato esplicitamente il nome di Ranucci. Prima ci sono domande per testare il gradimento della segretaria del Pd, Elly Schlein, e del presidente del M5S, Giuseppe Conte, poi quesiti più generici.

La contrarietà di Ranucci a scendere in politica

Ranucci chiarisce che la strada politica non gli interessa affatto, tanto da aver già rifiutato più di qualche proposta da diversi schieramenti. “Non mi candido perché se mi eleggono mi tocca finire nella “, ha sostenuto. Tornando al rapporto con Lavitola, il conduttore continua a negare la possibilità che il mandante dell’attentato possa essere lui. “Penso che la pista più sensata sia quella relativa al servizio che ha riguardato la società Cantiere Navale Vittoria”, ha dichiarato.

Il conduttore non si è risparmiato neanche una critica alla “grande ipocrisia “, legata al fatto che Lavitola è conosciuto da tutti i direttori di giornali italiani e non solo da lui. Il riferimento è alle ricevute, secondo cui Report non avrebbe indagato sull’imprenditore visto il legame con il suo conduttore.

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