lunedì 28 Settembre 2026

Studio italiano svela legame tra microplastiche e rischio Sla

Di La Sintesi Online
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Livelli più alti di microplastiche nel sistema nervoso sono associati a un maggiore rischio di Sla, la sclerosi laterale amiotrofica. Indica una nuova pista da seguire nelle malattie neurodegenerative uno italiano in pubblicazione su ‘Brain Communications’, condotto da scienziati dell’università di Modena e . I risultati del suggeriscono un possibile effetto neurotossico in particolare delle microplastiche più piccole, le nanoplastiche, che però va ancora chiarito. Gli autori ritengono necessarie conferme da studi più . 

“Lo studio – spiegano da UniMoRe – ha determinato per la prima volta al mondo i livelli di microplastiche, e in modo particolare delle nanoplastiche (caratterizzate da ridottissime dimensioni, dell’ordine dei decimillesimi di millimetro), nel liquor e quindi nel sistema nervoso centrale di con Sla, paragonando tali livelli con quelli riscontrati in persone sane. I risultati suggeriscono come elevati livelli di microplastiche siano associati, al di sopra di un livello ‘soglia’ di esposizione individuato nella , a un maggior rischio di Sla, o a causa di un effetto tossico diretto di tali contaminanti o per l’azione di altre sostanze tossiche associate alle microplastiche. Lo studio è anche il primo a caratterizzare la relazione tra livelli e dimensioni delle microplastiche nel sangue (dove sono presenti grazie all’esposizione ambientale e all’introduzione tramite la dieta) e presenza di tali contaminanti nel sistema nervoso, ponendo le basi per la realizzazione e validazione di nuovi studi nell’uomo su tali inquinanti di particolare attualità, e sul loro possibile ruolo nel determinare malattie del sistema nervoso”. 

Coordinatori della ricerca, primo e ultimo autore della pubblicazione – riporta una nota – sono Marco Vinceti e Jessica Mandrioli, rispettivamente ordinari di Epidemiologia e di Neurologia presso il Dipartimento di Scienze biomediche, metaboliche e neuroscienze di UniMoRe. Lo studio nasce dalla stretta tra epidemiologi (Marco Vinceti, Tommaso Filippini e Teresa Urbano) e neurologi (Jessica Mandrioli, Giulia Gianferrari e Roberta Bedin) di UniMoRe-Aou, a cui si è aggiunto il contributo del di ricerca igienistico dell’università di guidato da Margherita Ferrante e Gea Oliveri Conti, titolare di un avanzato brevetto europeo per la determinazione di quantità piccolissime di nano e microplastiche, e di Lauren Wise della Boston University School of Public Health. 

“Questa stretta collaborazione tra igienisti-epidemiologi e neurologi del nostro Dipartimento di Scienze biomediche, metaboliche e neuroscienze viene da lontano, testimoniando una volta di più l’importanza della ricerca interdisciplinare sul tema delle cause ambientali e della prevenzione nel campo delle malattie neurodegenerative”, afferma Vinceti. “Se e quanto questi nuovi contaminanti rappresentati da nano e microplastiche siano responsabili di effetti tossici sul sistema nervoso rimane da accertare in modo conclusivo”, precisa. “I nostri risultati evidenziano però la loro presenza in vivo in ambito cerebrale e suggeriscono una possibile attività neurotossica delle particelle di minori dimensioni”.  

Per Mandrioli “questo studio apre una nuova prospettiva sul possibile ruolo delle microplastiche nelle malattie neurodegenerative e dimostra quanto sia fondamentale integrare competenze cliniche, epidemiologiche e di laboratorio per affrontare quesiti scientifici complessi. Questi risultati, che dovranno essere confermati da studi più ampi, sono stati resi possibili anche grazie all’investimento di UniMoRe nella ricerca traslazionale e alla NeuroBioBanca di Modena, una risorsa strategica che consente di sviluppare studi innovativi sui meccanismi delle malattie neurologiche e di porre le basi per future strategie di prevenzione e cura”. 

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