venerdì 21 Agosto 2026

Mps sfida Intesa e rilancia con Bpm e Banca Generali

Il consiglio di amministrazione di Mps ha approvato la doppia offerta su Banco Bpm e Banca Generali per contrastare l’offerta di Intesa Sanpaolo

Di Redazione
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Il italiano compie un nuovo e decisivo passo e riporta di al centro della partita. Il consiglio di amministrazione della banca senese ha approvato il progetto dell’amministratore delegato , che prevede due distinte offerte pubbliche di scambio: una su Banco Bpm e una su Banca Generali. La strategia punta a costruire un gruppo di dimensioni molto più grandi e, soprattutto, a offrire un’ alla di Intesa Sanpaolo, che mira a conquistare Mps con un’operazione dal valore di circa 30,6 miliardi di euro. La decisione di Siena cambia quindi profondamente lo scenario e apre una nuova fase del consolidamento del sistema bancario italiano.

Il piano di Lovaglio non nasce soltanto come risposta difensiva alla scalata di Intesa. Il progetto punta infatti a trasformare Mps in uno dei principali gruppi bancari italiani, combinando tradizionali, presenza territoriale e gestione del risparmio. L’operazione su Banco Bpm avrebbe un valore indicativo di circa 25,3 miliardi di euro, mentre quella su Banca Generali raggiungerebbe circa 8,7 miliardi. Mps intende realizzare entrambe le operazioni attraverso uno scambio di azioni, senza ricorrere a un pagamento interamente in contanti. Secondo il progetto, il nuovo gruppo potrebbe raggiungere una capitalizzazione complessiva nell’ordine dei 70 miliardi di euro e collocarsi tra i maggiori operatori del mercato .

Il nodo politico e il ruolo del governo

La partita finanziaria assume anche un evidente rilievo politico. Il governo segue da vicino il futuro di Mps perché l’istituto conserva un peso particolare nel sistema bancario italiano e perché l’eventuale acquisizione da parte di Intesa potrebbe modificare radicalmente la struttura della banca senese. La presidente del Consiglio Meloni nei giorni scorsi ha espresso la volontà di evitare che Monte dei Paschi perda la propria identità attraverso uno smembramento della rete e degli asset principali. La posizione del governo si inserisce quindi in una discussione più ampia sulla necessità di mantenere un sistema bancario nazionale articolato, con più grandi operatori in grado di competere tra loro.

In questo quadro assume importanza anche la posizione del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e, più in generale, quella del Tesoro, che mantiene una partecipazione in Mps. La contesa non riguarda soltanto il controllo di una banca, ma coinvolge interessi industriali, finanziari e territoriali di grande rilievo. La scelta tra l’offerta di Intesa e il progetto elaborato da Lovaglio potrebbe infatti determinare la futura configurazione del mercato italiano, incidendo sulla distribuzione degli sportelli, sulla gestione del risparmio e sugli equilibri tra banche, assicurazioni e grandi azionisti.

Unipol osserva la partita

Tra i protagonisti indiretti della vicenda compare anche Unipol. La assicurativa occupa una posizione particolarmente delicata perché il progetto di Intesa prevede la cessione di oltre 600 filiali di Mps a Unipol, con l’obiettivo di integrarle con Bper, nella quale Unipol possiede una partecipazione significativa. Questa operazione potrebbe ridisegnare la presenza territoriale della banca senese e creare un nuovo polo bancario-assicurativo. La contromossa di Mps, però, mette in discussione anche questo scenario e costringe Unipol a valutare attentamente come evolverà la situazione. La compagnia, secondo quanto emerge dalle informazioni disponibili, mantiene per ora una posizione prudente e osserva gli sviluppi prima di assumere nuove iniziative.

Il ruolo di Unipol diventa ancora più interessante perché la società potrebbe trovarsi davanti a due scenari molto differenti. Se l’offerta di Intesa riuscisse ad andare avanti, la compagnia avrebbe un ruolo nell’operazione relativa alla rete di Mps e nel successivo progetto con Bper. Se invece il piano di Lovaglio riuscisse a prevalere, l’intero disegno cambierebbe e la posizione di Unipol dovrebbe confrontarsi con un Monte dei Paschi molto più grande e con una struttura industriale profondamente diversa. Per questo motivo la compagnia resta uno degli osservatori più importanti del nuovo capitolo del risiko bancario.

La partita passa ora agli azionisti

Il via libera del consiglio di amministrazione non chiude la vicenda. Il progetto dovrà affrontare altri passaggi societari e regolamentari, mentre Mps dovrà convincere gli azionisti della solidità industriale della strategia. Tra gli interlocutori più importanti figurano Delfin, Francesco Gaetano Caltagirone e il Tesoro, oltre agli azionisti delle società coinvolte. Anche la posizione di Generali e quella di Crédit Agricole avranno un peso rilevante, considerando i loro interessi rispettivamente in Banca Generali e Banco Bpm. Il successo della strategia senese dipenderà quindi dalla capacità di costruire un fronte azionario abbastanza forte da sostenere il progetto.

Il piano prevede inoltre una distribuzione straordinaria agli azionisti di Mps per circa 4 miliardi di euro, elemento che Lovaglio utilizza per rendere più interessante la proposta rispetto alla strategia concorrente. Il nuovo gruppo, secondo le stime illustrate dal management, potrebbe arrivare a un attivo complessivo di circa 466 miliardi di euro e a oltre 810 miliardi di euro di attività finanziarie complessive. Le sinergie annuali stimate raggiungerebbero circa 2,6 miliardi di euro. Numeri che spiegano perché la sfida non rappresenti soltanto una risposta temporanea all’offerta di Intesa, ma un tentativo di ridisegnare in profondità il ruolo di Mps nel sistema finanziario nazionale.

La prossima fase sarà quindi decisiva. Da una parte Intesa Sanpaolo mantiene la propria offerta su Mps; dall’altra Luigi Lovaglio prova a trasformare la banca senese da possibile preda a protagonista del consolidamento bancario. Nel mezzo restano gli azionisti, le autorità di vigilanza, Generali, Crédit Agricole e Unipol, oltre al governo guidato da Giorgia Meloni. La partita è ancora aperta e il futuro di Monte dei Paschi dipenderà dalla capacità di ciascun fronte di ottenere il consenso necessario per portare avanti il proprio progetto.

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