lunedì 31 Agosto 2026

“Usa non possono prolungare la guerra contro l’Iran”, i vertici militari gelano il Pentagono

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) –
Gli Stati Uniti non sono in grado di sostenere una guerra prolungata contro l’Iran. E’ il quadro che i vertici militari a stelle e strisce hanno prospettato a Pete Hegseth, segretario alla Difesa. Il semaforo rosso è scattato in maniera chiara, secondo la ricostruzione del Washington Post. Se il presidente Donald Trump decidesse di avviare nuovamente operazioni su larga scala contro , gli Stati Uniti rischierebbero di indebolire la propria capacità di fronteggiare su altri teatri e persino di affrontare eventuali aggressioni al proprio territorio. Nel complesso, i vertici militari ritengono è che l’operazione in corso contro l’Iran sia stata “eccessiva e si sia protratta troppo a lungo”. 

Dopo un mese di ‘silenzio’, gli Usa nelle ultime ore hanno condotto raid sull’isola di Larak, nello Stretto di Hormuz. “Le forze statunitensi hanno colpito due siti di lancio iraniani sull’isola di Larak”, dove “sono stati osservati membri delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche intenti a preparare il lancio di razzi carichi di mine marine”, ha dichiarato Tim Hawkins, portavoce del Centcom, il comando centrale americano. 

Nelle ultime settimane, il tema della potenza bellica americana è finito ciclicamente sotto i riflettori: Trump ha sempre smentito categoricamente le indiscrezioni relative a carenza di munizioni – compresi i Tomahawk e i droni Reaper – e in particolare di sistemi di in grado di contrastare i droni e i missili iraniani in Medio Oriente. Ora, secondo il Washington Post, arriva un messaggio perentorio al Pentagono. 

Hegseth ha ricevuto il ‘warning’ dai vertici di Esercito, Marina e Aeronautica. Al pool si sono aggiunti anche i comandanti che coordinano le operazioni tra , Asia e America del . I rilievi sono stati verbalizzati nell’edizione del 14 agosto del Secretary of Defense Orders Book (SDOB): il documento è classificato e quindi non noto. L’Orders Book, che mediamente viene redatto 2 volte al mese, fa il punto periodicamente sulle dotazioni complessive delle forze armate degli Usa: navi da guerra, aerei, armi e personale. 

Trump non ha mai escluso l’ipotesi di una nuova escalation militare in una crisi che ruota attorno al blocco dello Stretto di Hormuz, sostanzialmente paralizzato con sul prezzo del petrolio e, a cascata, dei carburanti. L’U.S. Central Command ha tenuto in stato di oltre 50mila uomini. Secondo l’Orders Book, una parte delle truppe schierate in Medio Oriente non si muoverà nei prossimi mesi e rimarrà nella regione fino al 2027. 

I vertici del Comando Europeo degli Stati Uniti, del Comando del Pacifico e del Comando Meridionale, insieme al comandante in capo della Marina, hanno risposto con quello che nel documento viene definito un “non-concordo”: non approvano, quindi, la decisione di Hegseth di estendere la presenza dei reparti in Medio Oriente ma eseguiranno gli ordini. I comandi in Europa, Asia e America Latina hanno ‘ceduto’ navi, aerei e armamenti trasferiti in Medio Oriente. Questo meccanismo ha ridotto la capacità dei comandi regionali – e in particolare della Marina – di condurre missioni e garantire un addestramento adeguato, secondo quanto riferito da fonti a conoscenza della valutazione. Esercito e Aeronautica hanno appoggiato la decisione di Hegseth, evidenziando però i rischi connessi ad un impegno prolungato in Medio Oriente. 

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