mercoledì 23 Settembre 2026

Iran, l’attivista di ‘Donna Vita Libertà’: “Escalation di condanne a morte femminili, serve mobilitazione per Leila’

Di La Sintesi Online
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() – “Le donne iraniane continuano a guidare le rivoluzioni. Per questo in Iran si assiste a una preoccupante escalation nelle condanne a morte femminili”. Mentre la Farnesina monitora con attenzione attraverso l’ambasciata a Teheran il caso delle sorelle Rahimi (una delle quali è stata condannata a morte), l’attivista di ‘, Vita, Libertà’ Parisa Nazari accende i riflettori su un altro dei casi di esecuzione capitale pendente, al momento al vaglio della Corte suprema. Quello di “Leila Abolhasani: donna di 43 anni, madre di due figli adolescenti, di professione estetista, arrestata l’8 gennaio scorso a Shahin Shahr (nella provincia di Isfahan) con l’accusa di aver partecipato alle proteste anti-regime”.  

La donna è stata condannata a morte dal Rivoluzionario di Isfahan con l’imputazione formale di Moharebeh, “termine che significa letteralmente ‘lotta’ o ‘guerra contro Dio’ e che indica un grave reato commesso da chiunque impugni un’ per terrorizzare i cittadini, danneggiare la proprietà pubblica o opporsi allo Stato – spiega l’attivista all’Adnkronos – La di Leila, che è ricorsa alla Corte suprema, sostiene che sia stata condannata ingiustamente solo per aver documentato e filmato con il cellulare l’ di un supermercato durante le manifestazioni e secondo gli dei , è una condanna a morte contro le leggi stesse del regime dal momento che fare foto di un incendio, anche doloso, non rientra infatti nel reato di Moharebeh”.  

Secondo Parisa, la condanna di Leila Abolhasani “è un pugno per mostrare i muscoli alle donne iraniane e minacciarle: ‘se scendete in piazza, vi impicchiamo anche solo per aver scattato una ‘”. Quindi ci l’immagine di Leila, “guarda, è bellissima”, dice e chiede se ne parli. “Vogliono che la gente abbia paura di mostrare cosa accade davvero. I parenti stanno cercando di sollecitare l’attenzione ma in Iran nessuno ha il coraggio di esporsi dall’interno parlando con i media stranieri perché le nuove leggi lo vietano. A volte la mobilitazione funziona come deterrente. Parlatene”, conclude.  

 

 

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