(Adnkronos) – La ripresa del nuovo anno lavorativo non sarà all’insegna della leggerezza. Settembre si apre per i manager italiani con uno scenario internazionale percepito come sempre più complesso, in cui guerre, tensioni geopolitiche e instabilità economica rappresentano la principale fonte di preoccupazione per le ricadute su prezzi, mercati e catene del valore. E’ quanto emerge dalla ricerca realizzata da AstraRicerche per Manageritalia, la Federazione nazionale dei dirigenti, quadri ed executive professional del commercio, trasporti, turismo, servizi e terziario avanzato, su oltre 1.000 manager italiani.
“Il rientro dalle vacanze conferma una consapevolezza sempre più diffusa tra i manager: oggi la vera sfida non è soltanto affrontare l’incertezza, ma trasformarla in capacità di visione, adattamento e innovazione. In uno scenario segnato da tensioni geopolitiche e dall’accelerazione dell’Intelligenza Artificiale, servono leadership preparate e imprese che investano nelle competenze. Allo stesso tempo, il Paese deve creare condizioni favorevoli alla produttività, agli investimenti e alla competitività, perché solo così sarà possibile generare crescita, occupazione qualificata e valore duraturo. A questo riguardo i manager chiedono maggiore lotta all’evasione, anche per sostenere gli investimenti in sanità e formazione, oltre alla detassazione premi di produzione e riforma aliquote Irpef per far crescere produttività, stipendi e potere d’acquisto”, dichiara Marco Ballarè, presidente di Manageritalia.
Per la prima volta è proprio il quadro geopolitico globale a conquistare il primo posto tra i fattori di rischio percepiti alla ripresa dell’attività lavorativa, superando temi che negli ultimi anni avevano dominato l’agenda economica, come il caro energia e l’aumento del costo delle materie prime oltre alla debolezza della domanda interna. Accanto alle preoccupazioni legate allo scenario internazionale emerge con forza un nuovo elemento di attenzione: l’utilizzo non governato dell’Intelligenza Artificiale nelle organizzazioni. Il timore che l’adozione dell’Ia proceda senza adeguate competenze, regole e governance registra uno dei maggiori incrementi rispetto allo scorso anno e si afferma ormai tra le principali criticità percepite dal management italiano.
Se il contesto economico globale alimenta l’incertezza, lo sguardo cambia quando i manager valutano la propria realtà aziendale. Le aspettative diventano infatti più positive: quasi un manager su sei prevede un miglioramento della propria impresa e del proprio percorso professionale nei prossimi mesi. Un segnale che evidenzia come, pur in presenza di uno scenario esterno difficile, molte organizzazioni continuino a investire nella propria capacità di adattamento e crescita.
Diverso il giudizio sull’economia mondiale. Qui prevale il pessimismo: oltre la metà degli intervistati (50,6%) ritiene che nei prossimi mesi il quadro economico internazionale sia destinato a peggiorare, confermando come le tensioni geopolitiche e le incertezze dei mercati continuino a influenzare le aspettative del management. La ricerca anticipa anche le priorità con cui le imprese affronteranno l’ultimo quadrimestre del 2026.
L’Intelligenza Artificiale si conferma il principale ambito di investimento previsto dalle aziende, davanti al rafforzamento delle attività commerciali e alla digitalizzazione dei processi. Un dato che conferma come l’Ia venga percepita contemporaneamente come una grande opportunità competitiva e come un fattore che richiede una gestione responsabile per evitare rischi organizzativi, occupazionali ed etici.
I manager indicano con chiarezza anche le priorità che Governo e istituzioni dovrebbero affrontare alla ripresa dell’attività economica a settembre. In vista della prossima Legge di Bilancio, la lotta all’evasione fiscale emerge come l’intervento più urgente, indicato dal 58,9% degli intervistati tra le prime quattro priorità. Per sostenere crescita e competitività, prevale inoltre un approccio fortemente orientato agli incentivi alla produttività.
Il 46,9% dei manager individua nella detassazione dei premi di risultato lo strumento più efficace per aumentare produttività e retribuzioni, la riforma delle aliquote Irpef a favore del ceto medio (37,8%) ritenuta più incisiva rispetto a interventi di carattere generale come il salario minimo legale, indicato dal 18,9%.
L’indagine restituisce così l’immagine di un management consapevole delle sfide che attendono il Paese, ma anche orientato a soluzioni pragmatiche. La convinzione prevalente è che competitività, innovazione e crescita possano essere rafforzate creando condizioni favorevoli agli investimenti delle imprese, valorizzando il ruolo del management e premiando la produttività come leva per sostenere occupazione, salari e sviluppo economico.
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