sabato 3 Ottobre 2026

Flessibilità di bilancio, il messaggio dopo la lettera di Meloni: dall’Ue nessuna chiusura

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) –
La Commissione Europea, quando riceve una lettera, si prende “il tempo necessario per esaminarla e per rispondere”. Lo precisa all’Adnkronos un alto funzionario Ue. L’esecutivo comunitario, in altre , non replica ‘a caldo’ alla missiva di un capo di Stato o di governo, come quella inviata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni ieri sera, né, tantomeno, prima di averla letta.  

La risposta data ieri a metà giornata dalla portavoce capo Paula Pinho (“la flessibilità è già stata data”), insomma, non era riferita alle richieste avanzate nella lettera della premier in materia di flessibilità di bilancio, anche perché non era ancora arrivata. E’ stata solo in serata. 

A Bruxelles, a quanto si apprende, non c’è una chiusura pregiudiziale nei confronti delle richieste avanzate dalla presidente del Consiglio riguardo alla flessibilità di bilancio nella lettera indirizzata ad Ursula von der Leyen. Ci sono le regole di bilancio, certo, e c’è il ma, se c’è la volontà , come è già successo in passato, le richieste degli Stati membri, quando fondate e ben argomentate, come nel caso di Meloni (l’inflazione più alta del previsto è un problema effettivo), non trovano chiusure aprioristiche. 

La lettera della premier ha aperto ufficialmente una trattativa che probabilmente non sarà breve, perché il debito italiano in rapporto al Pil, che cresce poco, è elevato, e i Paesi Frugali sono tutt’altro che inclini a fare concessioni, specie ora che i mercati obbligazionari sono inquieti. Ma le trattative tra la Commissione e i Paesi membri in autunno, in vista delle leggi programmatiche di bilancio, sono tutt’altro che rare, specialmente nel caso dell’Italia.  

Si sono sempre sviluppate per settimane, senza trovare chiusure da parte della Commissione, fatta eccezione, forse, per il Conte uno, quando Roma fissò un del 2,4%: si chiuse poi poco prima di al 2,04%. Oggi, inoltre, l’Italia non è affatto isolata. Altri Paesi hanno problemi simili e la Commissione, guardiana dei trattati e dei conti pubblici, non chiude pregiudizialmente le porte a nessuno.  

Tantomeno all’Italia, un grande Paese dell’Ue, oggi governato da Giorgia Meloni, che detiene la ‘golden ‘ dell’Ecr, gruppo che fa parte di una delle due maggioranze sulle quali la Commissione può contare in Aula, a seconda dei dossier, e che sta diventando sempre più importante per il Ppe, partito che domina il collegio dei . Nulla è detto, quindi, e, anche se eccedere nell’ottimismo sarebbe sbagliato, le porte della Commissione non sono chiuse. 

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webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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