sabato 3 Ottobre 2026
Sanchez

La Spagna affonda sul caro-affitti: Sánchez valuta il voto d’autunno per sfidare le destre

I pignoramenti e la rabbia delle piazze infiammano il Paese mentre la destra e i catalani affossano la legge sulla casa. Dalla Moncloa trapela la tentazione di capitalizzare la protesta e convocare le urne a novembre

Di Redazione
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Le immagini dei recenti sfratti esecutivi e le tende piantate a Puerta del Sol hanno trasformato l’ abitativa nella mina politica definitiva per Pedro Sánchez. Al , l’inedito e spregiudicato asse tra il Partito Popolare, Vox e gli indipendentisti catalani di ha respinto la conversione in legge dei due decreti d’urgenza varati dal Consiglio dei Ministri per frenare l’impennata dei canoni di locazione e bloccare le procedure esecutive fino al 2030 per le famiglie vulnerabili.

Nessun effetto hanno sortito gli accorati appelli rivolti in Aula dal primo ministro, che ha provato a fare leva sulla responsabilità dei parlamentari di fronte alla piazza in rivolta: «La storia vi giudicherà. Se oggi i decreti dovessero decadere, il danno sarebbe immenso, e la responsabilità non ricadrebbe sulla Troika, né sulle banche, bensì su coloro che dai propri scranni voteranno no». Per gli indipendentisti di Carles Puigdemont, tuttavia, le norme avrebbero causato l’effetto boomerang di ritirare gli immobili dal mercato; per il del PP, Alberto Núñez Feijóo, la della Moncloa è solo un tentativo di coprire gli scandali di corruzione che agitano il PSOE e le recenti tensioni sulla gestione di .

Dati impietosi e la scommessa elettorale del premier

La spaccatura politica riflette una ferita sociale profonda. In dieci anni il prezzo degli affitti in Spagna è quasi raddoppiato, schizzando a 15,1 euro al metro quadro, mentre un inquilino su quattro destina oltre il 40% del proprio reddito per coprire la combinazione di canone e utenze domestiche. Con il 61% delle famiglie in affitto incapace di accumulare risparmi e un tasso di emancipazione giovanile tra i più bassi d’Europa, la rabbia popolare è esplosa nelle piazze di Madrid e delle principali città, dove i movimenti di evocano lo sciopero generale contro la speculazione immobiliare.

Isolato in Parlamento ma con la piazza infuocata contro i fondi avvoltoio, Pedro Sánchez valuta il contropiede definitivo. Dal vertice della Moncloa si fa sapere che il premier si prenderà il fine settimana per maturare la decisione di sciogliere le Cortes e convocare le anticipate per il 29 novembre. L’obiettivo del leader socialista è trasformare il voto in un morale sulla casa, additando la e gli alleati catalani come i veri responsabili del caro-affitti; un’operazione rischiosa, considerando le macerie a sinistra del PSOE dopo il passo indietro di Yolanda Díaz e il malcontento di una parte degli elettori verso un esecutivo accusato di aver agito con grave ritardo.

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