(Adnkronos) – Nessuno ancora la vede, un po’ come successo con le auto, eppure la Cina è già a bordo della nautica europea. Al Salone Nautico di Genova non è ancora possibile ammirare un super yacht cinese, ma tra moli e padiglioni ci sono già motori elettrici, fuoribordo e catamarani che di Italia o Unione europea hanno ben poco se non lo stile e i nomi. ePropulsion ad esempio, è un produttore di motori nato da un progetto avviato da quattro studenti di ingegneria di Hong Kong ed è un vero specialista del full electric. In Italia la sua porta di ingresso si chiama Selva che lo distribuisce e in mostra ha un nuovo fuoribordo da 2 kw.
C’è Hidea, produttrice di motori fuoribordo tradizionali che ha base a Hangzhou e che si presenta con una forza di penetrazione in circa 80 paesi e punta a realizzare una capillare rete europea. Ma non solo. I cinesi stanno planando anche con il marchio Aquila, fondato dal gruppo cinese Sino Eagle Holding Group, con base a Hangzhou. A Genova ha portato due novità: Aquila 45 sport, un 45 piedi doppio scafo con motori fuoribordo Mercury v12 da 600 cv, e Aquila sail, un catamarano a vela. Sui catamarani i cinesi iniziano a giocarsela anche nel lusso. Il gruppo HeySea fondato nel 2004 nel Guandong con quartier generale a Jjangmen presenta il 60 piedi ‘Andare Oltre’ nome scelto certo non a caso e imbarcazione studiata per piacere agli europei. E poi ci sono i colossi che stanno entrando direttamente nelle società europee come accaduto con la Volvo Cars. Dal 2012 ad esempio l’azionista di maggioranza del gruppo Ferretti è il colosso Weichai Group.
La strategia che sembra delinearsi non è più solo quella del prezzo aggressivo o del prodotto grezzo da rimarchiare. Funziona l’abbraccio Cina-Europa in stile auto: all’inizio marchi, stile, cantieri d’eccellenza occidentali e potenza di fuoco finanziaria asiatica, poi sostituzione con marchi orientali. Come Parsun, produttore cinese di motori fuoribordo che quest’anno non risulta ufficialmente presente al Salone, ma propone una gamma di modelli a costi così competitivi che attira sempre di più i consumatori occidentali.
Basta esaminare qualche numero per intravedere scenari che potrebbero replicare quelli dell’industria automobilistica europea. Sulle navi commerciali la Cina, tra cargo, container e tanker già ora detta la linea, controllando tra il 50 e l’80% degli ordini globali di nuove navi. E’ prima al mondo per tonnellaggio e dietro non c’e’ l’Europa, ma ci sono Corea del Sud e Giappone. Ha scalato posizioni su posizioni e ora potrebbe replicare il modello di crescita nella nautica dove i suoi numeri sono ancora molto piccoli. La sua produzione di yacht, superyacht si aggira tra l1,8 e il 2,2% di quella globale. Ma se si esaminano i dati della componentistica e quelli relativi alla trazione elettrica/fuoribordo si sale già al 40% e oltre come quota di produzione globale. E il Made in Italy? Costruttori e attori della nautica italica si dicono ottimisti, confortati dai dati. Nel 2025 la filiera nostrana ha registrato 8,72 miliardi di fatturato di euro, un vero e proprio record e l’indotto ha visto oltrepassare la boa del 13 miliardi, ma il dato va letto con attenzione: nei superyacht l’Italia domina con il 52% del mercato mondiale. La piccola nautica però soffre. Soffre da due anni e i numeri sono in calo dal 2015. E allora forse si deve tornare a guardare a cosa sta succedendo in Cina. La quota di produzione mondiale di barche medio piccole compresi i catamarani si aggira (in volume) tra il 10-15%. Significa che in Cina si fanno decine di migliaia di scafi in vetroresina, gommoni, catamarani, imbarcazioni per la pesca. Lo scheletro insomma, che si potrebbe chiamare hardware della piccola nautica, inizia a parlare cinese. Il film futuro, in assenza di correttivi, potrebbe essere una replica di quello dell’auto.
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