lunedì 5 Ottobre 2026

Renzi, il messaggio al campo largo: “Uniti o Meloni si prende tutto e va al Colle”

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – E’ un ‘kraken’ in versione unitaria, il Matteo Renzi che ha chiuso la . Quattordicesima edizione, circa 10mila presenze, tre giorni di ospiti e interventi. Ieri in tarda mattinata quello conclusivo del leader viva. Renzi mette in fila alcuni punti in vista della sfida del prossimo anno alle elezioni politiche. Il primo è che il ha la palla del calcio di rigore in quella partita. Ma solo se sarà unito farà gol. “Se il centrosinistra sta unito, la partita è chiusa. Vinciamo noi. Il calcio di rigore ce lo abbiamo noi”.
 

Altrimenti lo scenario sarebbe quello di una destra che non solo tiene palazzo Chigi ma si prenderà pure il Colle. Con presidente. E non un “europeista”, come auspica Renzi. “C’è un bivio. O Meloni vince e poi va al Quirinale e si prende tutto. Oppure va a casa. La partita non riguarda noi, è secca: o Meloni va al Quirinale o va a casa. Io lavoro perché vada a casa”. E allora al ‘kraken’ in versione unitaria non interessa “chi fa il premier o il ministro. Non mi importa In questa fase. E’ come quando Salvini in mutande chiese i pieni poteri, ora il rischio che la destra si prenda Chigi e il Quirinale è un appello all’impegno. Quindi diamoci una smossa. Da giorni stiamo discutendo del niente”. 

Vedi le ‘garanzie’ chieste a per accettare Renzi in coalizione. “In politica non esiste la garanzia”. E che poi possa essere Elly la ‘garante’, per il leader Iv è “è la persona meno adatta a garantire per me”, ricordando che lasciò il Pd in disaccordo sul Jobs Act tempi di Renzi segretario. L’unica garanzia può essere “un programma serio, un contratto alla tedesca” dice Renzi rilanciando la palla nel campo M5S. “Anche io chiedo delle garanzie a Conte. Chiediamo 3 garanzie: mai più Salvini al Viminale, mai più Giorgetti in Consiglio dei ministri e che non staremo mai dalla parte di Donald Trump”. 

Sul programma che il centrosinistra dovrebbe mettere a punto nelle prossime settimane, per Renzi due punti, in particolare, da portare a quel tavolo per l’area riformista. Il sostegno all’Ucraina e il garantismo. “Nel prossimo governo terremo alta la bandiera del garantismo”. E su Kiev osserva: “Noi che stiamo dalla parte degli aggrediti, noi per primi rivendichiamo lo sforzo diplomatico. Non saranno le armi a far terminare la guerra, ma se non mandiamo le armi è l’Ucraina a terminare, a non esistere più. Ma senza una iniziativa diplomatica non si va da nessuna parte. E a chi utilizza l’Ucraina per mezzo punto i più, ricordo che ci sono persone che muoiono. La politica estera è una cosa serie, non da tweet, e su questi temi non abbiamo paura di nessuno”. 

Ma sul capitolo Ucraina, come su altri, il leader IV non ha dubbi si troverà una sintesi. E aggiunge: “Le cose che ci uniscono anche con M5S e Avs, e ovviamente con il Pd, sono molte di più di quelle che ci dividono”. A restare diviso ancora è il magmatico campo centrista. Renzi rinnova l’invito ad unirsi in Casa Riformista: “Porte aperte. La disponibilità è la più totale, non mettiamo veti su nessuno. Noi non vogliamo annettere nessuno, chi vuole venire in condizioni di è benvenuto ma, come me, non chiedete di essere nel listone del di maggioranza, rinunciate al posto sicuro e giocatevela da candidati in lista”. Renzi non guarda solo al campo delle opposizioni, però. “Lancio un appello a tutti i centristi e il mio è un grande appello anche ai riformisti di Forza Italia: lasciate il centrodestra, quella coalizione non è piu la vostra”. 

C’è stato parecchio Pd alla Leopolda. Non solo Giorgio Gori ma anche il presidente dem Stefano Bonaccini che ha parlato subito prima della conclusione di Renzi e che ha ringraziato per lo sforzo unitario. “Cosa deve ancora accadere perché, al di là di qualche differenza, per unirci e mandarli a casa? Per batterli serve l’unità della coalizione e vi ringrazio per lo sforzo che state facendo anche qui”. Bonaccini dice che ora è il momento del programma e rinvia a uno step successivo la discussione sulla primarie. Gli chiedono del capogruppo M5S, Luca Pirondini, che vuole le primarie anche online. “Adesso io mi concentrerei sul programma. Poi tutti insieme stabiliremo le regole” delle primarie “perché se decide uno da solo quali siano le regole che devono fare tutti insieme, si chiama solo arroganza”. 

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