Nel dibattito per la selezione del candidato premier del campo largo, le modalità di voto rischiano di trasformarsi nel primo vero scoglio politico della coalizione. Il Movimento 5 Stelle, per voce del capogruppo al Senato Luca Pirondini, ha ribadito quella che considera una linea rossa inderogabile: organizzare le primarie prima possibile, garantendo l’opzione del voto online secondo la tradizione del partito. Per la forza politica guidata da Giuseppe Conte, la consultazione sulla rete rappresenta un requisito fondamentale per coinvolgere la base elettorale su scala nazionale.
All’interno del Partito Democratico la proposta non incontra una chiusura a priori da parte della dirigenza vicina alla segretaria Elly Schlein. Dal palco di Digithon a Bisceglie, il presidente dei senatori dem Francesco Boccia ha ridimensionato i timori, assicurando che un’autenticazione tramite SPID e la presenza di certificatori esterni offrirebbero garanzie sufficienti contro qualsiasi irregolarità. Una posizione condivisa da Marco Sarracino, responsabile Sud della segreteria, il quale sottolinea come il voto telematico possa integrarsi in modo sicuro con la mobilitazione fisica nei gazebo, dove la rete territoriale del Pd mantiene una capacità d’impatto storica.
Il fronte dei dubbiosi e lo spettro della guerra ibrida
A frenare con forza sull’ipotesi del voto digitale è soprattutto l’ala riformista e la minoranza del partito, preoccupate dalle insidie geopolitiche e dalla sicurezza informatica in una consultazione che deciderà la guida della coalizione. Senatori come Graziano Delrio e Filippo Sensi richiamano l’attenzione sui rischi di ingerenza e sull’azione dei bot russi, evidenziando che una sfida per l’indicazione del candidato a Palazzo Chigi richieda la massima cautela procedurale. Per l’ex tesoriere Walter Verini la posta in gioco è troppo alta per ignorare i tentativi di condizionamento esterno che colpiscono i processi democratici in tutto il mondo.
Eppure, come ricordano gli esponenti favorevoli al doppio canale, il ricorso alle piattaforme telematiche non costituisce una novità assoluta nella storia dem. Già nel 2021 per le primarie cittadine e nel 2023 durante la sfida congressuale tra Schlein e Bonaccini, il partito consentì il voto telematico per alcune categorie di elettori previa registrazione. L’esperienza maturata dalla struttura tecnica del Pd — forte dell’adozione dello SPID e della Carta d’Identità Elettronica — dimostra che affidando la gestione a un garante indipendente è possibile proteggere i database e garantire la regolarità delle operazioni.





