martedì 6 Ottobre 2026

Stagione finita per Sinner, medico-fisiatra: “Scelta sofferta ma di grande maturità, edema osseo o tendinopatia rotulea le due ipotesi”

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – Jannik Sinner ha annunciato con un video sui la chiusura anticipata della stagione tennistica 2026. Dopo le voci e le indiscrezioni sulla salute del suo ginocchio è arrivata la comunicazione del campione. “Rappresenta la definitiva conferma della serietà della condizione che affligge il campione . Una scelta sofferta ma di grande , finalizzata a preservare l’integrità strutturale del ginocchio e a garantire la di una carriera agonistica, come affermato dallo stesso Sinner nel suo video-messaggio. Avendo escluso il ricorso alla chirurgia ed essendosi affidato a un approccio puramente conservativo, appare evidente che lo staff stia gestendo una problematica che evidentemente possiede il potenziale biologico per risolversi attraverso un percorso riabilitativo e di medicina rigenerativa, oltre a una rigorosa e prolungata modulazione dei carichi, sempre considerando gli aspetti biomeccanici sottostanti. Pur nell’assoluto rispetto della privacy clinica e nell’impossibilità di formulare diagnosi certe nel caso specifico, la letteratura scientifica ci permette di tracciare ipotesi sulle patologie che impongono tali scelte drastiche”. A fare il punto per l’Adnkronos Salute il medico-fisiatra Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all’UniSalento. 

Quali sono le ipotesi? “La prima, e forse la più coerente con la necessità di uno stop assoluto prolungato come quello di Sinner, è la presenza di un severo edema osseo subcondrale – analizza Bernetti – Si tratta di un infarcimento emorragico e infiammatorio all’interno dell’osso spongioso, causato dai continui micro-impatti sulle superfici rigide. L’edema osseo provoca un dolore acuto sotto carico e richiede tempistiche di riassorbimento estremamente lente; forzare il rientro agonistico in queste condizioni esporrebbe l’atleta al gravissimo rischio di irreversibili, mentre il riposo, associato a terapie biofisiche come i elettromagnetici pulsati, o alle onde d’urto focali, ne garantisce in la “. Una seconda ipotesi, “ugualmente solida, potrebbe essere quella di una tendinopatia rotulea o quadricipitale che stenta a regredire. In presenza di una severa degenerazione strutturale della matrice extracellulare del tendine l’opzione chirurgica offre tassi di successo clinico altamente variabili ed espone un tennista d’élite al rischio concreto di modificare permanentemente la biomeccanica”, puntualizza Bernetti, anche segretario generale della Società italiana di medicina fisica e riabilitativa (Simfer). 

“Di conseguenza, l’astensione dalle competizioni diventa una via percorribile per permettere alle terapie rigenerative conservative, come le infiltrazioni ecoguidate di Plasma ricco di piastrine, di innescare il rimodellamento tissutale senza che le continue forze di trazione indotte dai lunghi incontri di tennis, vanifichino i processi di riparazione cellulare – conclude – La decisione di chiudere la stagione per affidarsi esclusivamente trattamenti conservativi si configura quindi come una strategia utile a sottrarre l’articolazione agli stress massimali di un torneo, e quindi scongiurare danni strutturali permanenti, permettendo all’atleta di recuperare una condizione ottimale per un ritorno ai vertici del ranking nella più totale sicurezza”.  

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