Mentre nell’Aula della Camera scivolano via senza intoppi le prime votazioni di fiducia sulla nuova legge elettorale, nei corridoi del Transatlantico le forze di opposizione si dividono sulla strategia per le prossime politiche. A riaccendere lo scontro sono le tempistiche per la scelta della leadership e della coalizione, con il Movimento 5 Stelle che spinge per un’immediata accelerazione e il Partito Democratico orientato a tempi più distesi.
L’ipotesi avanzata da Igor Taruffi, responsabile organizzazione dei dem, di celebrare le primarie a inizio 2027 non convince affatto la sede pentastellata. “Non possiamo arrivare a ridosso della campagna elettorale che stiamo ancora a parlare di primarie”, ha scandito con decisione Giuseppe Conte, sollecitando gli alleati: “Dobbiamo assolutamente affrettarci, non possiamo rimanere lì a tempo indefinita nella totale incertezza”.
Il nodo del voto in primavera e la prudenza del Nazareno
Alla base del pressing di via Campo Marzio c’è la convinta previsione che le elezioni politiche si terranno prima del previsto, tra aprile e maggio. Ritardare fino a febbraio la consultazione dei gazebo rischierebbe, secondo il M5S, di imbrigliare la coalizione in dibattiti interni proprio alla vigilia del voto, riducendo lo spazio per il confronto con l’elettorato.
Di parere diverso la dirigenza del Pd, che predilige un atteggiamento più cauto in attesa del voto finale sulla riforma elettorale. Tra le fila dem — opinione condivisa anche dal segretario di Più Europa Riccardo Magi, recentemente contattato dalla premier Giorgia Meloni per accertamenti sullo sciopero della fame contro le firme digitali — si scommette infatti sulla tenuta della legislatura fino a scadenza naturale, forti delle resistenze interne alla maggioranza di governo espresse da Lega e Forza Italia.
Chiusa l’ipotesi del federatore: resta lo scontro sulle regole
Nelle medesime dichiarazioni, il leader del M5S è tornato ad accennare alla possibilità di un passo indietro simultaneo dei segretari di partito per convergere su un profilo terzo super partes. Un’opzione che la segretaria del Pd Elly Schlein considera tuttavia già definitivamente superata.
Dalle parti del Nazareno la linea resta quella tracciata da mesi: la candidatura alla presidenza del Consiglio si deciderà esclusivamente tra la guida del partito di maggioranza relativa o attraverso la competizione aperta delle primarie, con il M5S intenzionato a svolgere comunque il voto dei gazebo anche nel caso in cui venisse meno la norma della legge elettorale sull’indicazione del capo della coalizione.





