Mentre lo sguardo internazionale resta fisso sulla Francia travolta dalle violenze e dai disordini della protesta studentesca, in Italia si sta posando una miccia pronta a far esplodere un’altra tipologia di piazza: quella di chi in strada e nei campi lavora ogni giorno. L’improvviso stop al taglio delle accise — che ha reintrodotto 6 centesimi al litro sui prezzi dei carburanti — ha scatenato la rabbia di agricoltori e autotrasportatori, pronti a bloccare le principali direttrici viarie e i nodi autostradali dal Sud al Nord.
La mobilitazione è già partita con i primi presidi in Calabria, toccando i territori di Vibo Valentia, Catanzaro e Reggio Calabria, ma la minaccia di un’estensione a macchia d’olio verso il Settentrione è concreta. Senza un immediato intervento del governo per calmierare i prezzi di benzina e gasolio, il Paese rischia la paralisi della distribuzione e delle forniture primarie nel giro di pochissimi giorni.
Prezzi alle stelle: Milano e Roma sfiorano la soglia psicologica dei 3 euro
Gli effetti dello sblocco tariffario si fanno già sentire pesantemente lungo la rete dei distributori. A Milano il metano ha superato la soglia dei due euro al chilo (toccando i 2,099 euro nei distributori di via Lorenteggio), mentre il gasolio in via Correggio ha raggiunto la cifra record di 2,899 euro al litro, superando persino i picchi registrati a Roma (dove in via Flaminia Nuova si toccano i 2,669 euro).
Tra pendolari, camionisti e piccole e medie imprese serpeggia l’incubo che, con la scadenza del tetto ai prezzi fissato dalle compagnie e senza la rete di protezione delle accise, la benzina possa presto superare la soglia psicologica dei 3 euro al litro.
Una prospettiva insostenibile per la spina dorsale produttiva del Paese. Le associazioni di categoria, a partire da Confimprenditori con il presidente Stefano Ruvolo, denunciano come la scelta dell’esecutivo ripiombi le aziende nella “tragedia di sempre”, costringendo le PMI a congelare nuove assunzioni o a lavorare in costante perdita pur di non ribaltare integralmente i costi sui consumatori finali.
Il pressing dei settori produttivi sui ministri e l’SOS di Meloni a Bruxelles
Gli agricoltori, esasperati da costi di produzione ormai superiori ai ricavi, chiedono risposte immediate al ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, accusato dalle opposizioni e dalle piazze di essere troppo assorbito dalle dinamiche elettorali e dalle liste di partito per coordinare le emergenze di settore. Analoghe pressioni arrivano dagli autotrasportatori nei confronti del ministro dei Trasporti Matteo Salvini, chiamato a scongiurare il blocco dei TIR.
La fiammata di protesta ha colto di sorpresa la premier Giorgia Meloni, che teme un effetto contagio in grado di saldare la rabbia dei lavoratori a quella dei movimenti per la casa e degli studenti. Per cercare di recuperare risorse da destinare a famiglie e imprese travolte dalla crisi energetica, la presidente del Consiglio ha inviato una nuova lettera alla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, sollecitando una risposta urgente alla richiesta di flessibilità e lo sblocco di 29 miliardi di fondi europei. Ma il tempo stringe e le motrici dei camion sono già pronte ad accendere i motori della protesta.





