Clima da corridoio infuocato ed esplosione di urla dai banchi della maggioranza a Montecitorio. La scintilla che ha scatenato una violentissima bagarre nell’Aula della Camera riguarda i lavori della Commissione parlamentare Antimafia e, nello specifico, il pressing del centrodestra per estromettere il senatore ed ex magistrato del Movimento 5 Stelle, Roberto Scarpinato.
A far detonare la protesta dei parlamentari di Fratelli d’Italia sono state le durissime dichiarazioni pronunciate in Aula dal capogruppo del M5S alla Camera, Riccardo Ricciardi, in risposta alla richiesta avanzata dai capigruppo di FdI di rimuovere l’ex procuratore generale dalla Commissione.
“Ci teniamo stretto Scarpinato: volete cancellare la verità storica”
«La scorsa settimana è successo un fatto istituzionalmente molto grave», ha esordito Ricciardi durante il suo intervento. «I due capigruppo di Camera e Senato di Fratelli d’Italia hanno chiesto ai capigruppo del Movimento 5 Stelle di rimuovere Roberto Scarpinato dalla commissione Antimafia. Noi non solo ce lo teniamo stretto Roberto Scarpinato, ma riteniamo che se la commissione Antimafia fosse composta tutta da persone come lui oggi potremmo confermare quello che già sappiamo: vediamo chi ha depistato in questo Paese a partire da Portella della Ginestra fino alla strage di Capaci, passando per Bologna, l’omicidio Mattarella e Piazza della Loggia».
Poi l’affondo diretto contro il partito della premier Giorgia Meloni che ha fatto insorgere i deputati del centrodestra: «Sapete perché volete depistare e coprire le tracce di quelle stragi? Perché tutte quelle stragi portano a casa vostra, alla casa dei neofascisti».
Gli attacchi a Mollicone, La Russa e Colosimo
Mentre dai banchi di Fratelli d’Italia si levavano grida di protesta e cori contrari, Ricciardi ha proseguito rilanciando una serie di episodi controversi che coinvolgono esponenti di primo piano di FdI e delle istituzioni: «Non è colpa mia se il presidente della commissione Cultura Federico Mollicone ha celebrato Gianadelio Maletti, condannato per favoreggiamento e depistaggio nella strage di Piazza Fontana; se il presidente del Senato La Russa partecipò ai funerali di Nico Azzi, l’uomo che nel ’73 voleva far saltare un treno; se la vostra presidente della commissione Antimafia Chiara Colosimo faceva le foto con Ciavardini, condannato per la strage di Bologna».
Lo scontro politico — nato attorno ai sospetti di contatti e conflitti d’interesse sollevati dalla maggioranza su alcune inchieste antimafia storiche — segna un punto di non ritorno nei rapporti tra M5S e FdI all’interno del parlamento, paralizzando temporaneamente i lavori dell’Assemblea.





