Una telefonata tra Donald Trump e Vladimir Putin provoca un terremoto politico sui negoziati di pace e spacca il fronte tra Washington e Kiev. Nel corso di un comizio a Syracuse, nello Stato di New York, il presidente statunitense ha annunciato un’intesa diretta con il leader del Cremlino per l’invio negli Stati Uniti di «milioni di barili di gasolio russo», accompagnata dalla decisione di allentare temporaneamente le relative sanzioni americane. Contemporaneamente, Trump si è detto fortemente ottimista sulle prospettive di de-escalation: «Russia e Ucraina, sistemeremo tutto e sta accadendo rapidamente».
La mossa del Tycoon ha scatenato la reazione immediata dell’Ucraina. La delegazione di Kiev — guidata dal capo dell’Ufficio presidenziale Kyrylo Budanov e dal capo dell’intelligence Rustem Umerov — ha abbandonato con un giorno di anticipo i colloqui di pace in corso a Miami con i rappresentanti della Casa Bianca, dei paesi europei e della Nato, annullando la seconda giornata di lavori.
L’attacco di Zelensky: «Usati come copertura»
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha espresso durissime critiche nei confronti dell’amministrazione statunitense, dichiarando di essere stato informato dello sblocco del diesel russo e della telefonata soltanto un’ora prima dell’annuncio pubblico: «Penso che la nostra squadra sia stata semplicemente usata come copertura. Questo è certamente disonesto e certamente non è il modo di trattare un partner». Secondo il leader di Kiev, la rimozione delle restrizioni economiche garantirà a Mosca nuove risorse finanziarie per proseguire il conflitto.
Dietro la decisione di Washington ci sarebbe la forte insofferenza di Trump per i continui attacchi condotti dai droni ucraini contro le raffinerie di petrolio russe. Secondo indiscrezioni riportate da Axios, la Casa Bianca ritiene che i raid sulle infrastrutture energetiche di Mosca abbiano contribuito al rialzo dei prezzi dei carburanti al consumo negli Stati Uniti. Di fronte ai mancati stop unilaterali richiesti a Kiev, Trump ha scelto di stringere l’intesa diretta con il Cremlino sul settore petrolifero.





