Migliaia di euro spesi in più per i rifornimenti mettono a dura prova la tenuta delle aziende italiane. Autotrasportatori, agricoltori e tassisti fanno i conti con rincari del gasolio devastanti, registrando uscite extra che arrivano fino a 2mila euro al mese per singolo mezzo. Un colpo durissimo per settori considerati da sempre un bacino di riferimento per la maggioranza, che ora accusano l’esecutivo di averli traditi sul finire della legislatura.
L’azione del governo guidato da Giorgia Meloni appare distante dalle sofferenze reali delle categorie commerciali e produttive. Non basta a placare gli animi la parziale notizia positiva giunta dal contesto europeo, dove l’Italia ha ottenuto il via libera alla richiesta per l’attivazione della clausola di salvaguardia su energia e difesa.
Lo stop di Bruxelles e il gelo dell’Ecofin
La decisione dell’Unione Europea era data per scontata, ma è stata immediatamente bilanciata da un netto rifiuto politico. I partner europei hanno chiarito di non essere disposti a concedere ulteriori flessibilità al bilancio italiano per contrastare l’aumento dei costi legato all’inflazione. Alla vigilia della riunione dell’Ecofin, il ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil ha chiuso la porta a nuovi margini di manovra ricordando che le regole fiscali dell’Unione sono state appena riviste e vanno applicate rigorosamente.
Senza sponde a Bruxelles, Palazzo Chigi si trova a fronteggiare la crescente delusione interna. A guidare il malcontento sono innanzitutto gli autotrasportatori. Secondo le stime della Cna di Roma, il balzo del diesel costa circa 2mila euro al mese in più per un solo camion, pari a un aggravio che sfiora i 25mila euro all’anno per ciascun veicolo. Le associazioni riunite nella sigla Unatras denunciano la mancata emanazione dei decreti attuativi dell’accordo raggiunto a maggio a Palazzo Chigi, evidenziando il ritardo operativo delle promesse governative.
Proteste sul territorio: il dissenso da Nord a Sud
La tensione sta contagiando anche il comparto agricolo, strozzato dal costo del carburante necessario al funzionamento dei macchinari. Pur in assenza di uno sciopero generale proclamato su scala nazionale, le mobilitazioni spontanee si stanno moltiplicando. In Calabria i presidi proseguono da diversi giorni, mentre manifestazioni analoghe si registrano nella provincia di Palermo. In Puglia l’ira degli agricoltori si è unita a quella dei camionisti: nel Foggiano è già pronto il blocco dei mezzi pesanti e agricoli nei pressi di quattro snodi distributivi.
A completare il quadro c’è la categoria dei tassisti, anch’essa colpita da rincari compresi tra il 30% e il 40% sul carburante, per un costo aggiuntivo stimato tra i 1.500 e i 2mila euro all’anno. Dopo il presidio organizzato a Napoli nelle scorse settimane, le auto bianche ipotizzano persino un’alleanza strategica con i conducenti NCC. Dal consorzio ItTaxi confermano che, in mancanza di interventi strutturali sui prezzi della pompa, le categorie saranno costrette ad avviare forms di mobilitazione ancora più incisive.





