La narrazione del centrodestra compatto contrapposto al perennemente litigioso campo largo crolla rovinosamente sotto i colpi dei veti incrociati e della guerra per le poltrone. A far saltare il banco è prima di tutto lo scontro all’ombra del Duomo per la successione a Beppe Sala: un tutti contro tutti che rischia di compromettere la tenuta della maggioranza.
Lo strappo di Milano: il no di Forza Italia e l’ultimatum alla Lega
Gli azzurri hanno respinto al mittente la proposta della Lega, erigendo un muro contro l’ipotesi delle primarie avanzata dal Carroccio e bocciando senza appello la candidata di Matteo Salvini, l’eurodeputata Silvia Sardone. Forza Italia pretende l’ex sottosegretario Matteo Perego e arriva a lanciare l’ultimatum ai leghisti avvertendo che «possono correre da soli», provocando la reazione stizzita di una Giorgia Meloni fortemente preoccupata per l’impatto d’immagine in vista delle Politiche.
L’assalto di FdI al Pirellone con l’ipotesi Prandini
A rendere il clima ancora più rovente in Lombardia ci pensa proprio Fratelli d’Italia. I meloniani, pur essendo il primo partito nella regione, hanno rinunciato a esprimere il nome per Palazzo Marino unicamente per piazzare l’affondo grosso: prendersi la guida del Pirellone alle prossime Regionali lanciando il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini. Una mossa che costringe Salvini a una battaglia all’ultimo sangue per difendere il feudo storico del Carroccio.
La spina Occhiuto e le lodi sgradite a Renzi
I veleni di maggioranza non si fermano al Nord. A fare andare di traverso il fine settimana alla premier ci ha pensato la sortita di Roberto Occhiuto, governatore calabrese e rivale interno di Antonio Tajani, che dal palco florentino ha speso parole di grande apertura per il senatore di Rignano: «Renzi avrebbe potuto essere un ottimo leader del nostro schieramento», intendendo l’intero centrodestra e non solo Forza Italia. Un’investitura indigesta e urtante per la presidente del Consiglio.
Il caos di Roma tra autocandidature e veti di partito
Spostandosi nella Capitale, la disciplina di partito cede il passo alle ambizioni personali. Fabio Rampelli si è di fatto auto-lanciato nella corsa a sindaco di Roma, costringendo i vertici di Via della Scrofa a frenare bruscamente per imporre la propria favorita, la vicepresidente della Regione Lazio Roberta Angelilli.
La polveriera Campania e l’ombra del passaggio a Vannacci
Il quadro si fa del tutto critico in Campania, dove la nomina del contestato Gennaro Sangiuliano a coordinatore regionale di FdI ha provocato la rivolta dei quadri locali. Tra i malpancisti spicca il viceministro Edmondo Cirielli, arrivato a ipotizzare persino l’ingresso di Forza Nuova in coalizione e ora dato da molti addetti ai lavori in rotta di collisione verso un clamoroso passaggio con il generale Roberto Vannacci. Un puzzle completamente scompaginato che Meloni cerca disperatamente di ricomporre prima che la guerra per le amministrative finisca per travolgere la stabilità dell’esecutivo.





