Un anno di cessate il fuoco non ha restituito la sicurezza alla popolazione di Gaza. L’accordo entrato in vigore il 10 ottobre 2025 avrebbe dovuto aprire la strada alla ricostruzione e al miglioramento delle condizioni umanitarie, ma le violenze continuano e migliaia di famiglie affrontano ancora emergenze quotidiane. Tra le situazioni più drammatiche emerge quella dei bambini che hanno perso uno o più arti durante i bombardamenti e che non riescono ad accedere alle protesi e alle cure necessarie per tornare a camminare.
Migliaia di amputati attendono dispositivi e cure
Secondo le stime diffuse dall’Organizzazione mondiale della sanità nel maggio 2026, dall’ottobre 2023 il conflitto ha provocato oltre 5.000 amputazioni agli arti nella Striscia. Circa un amputato su cinque è un bambino. La mancanza di protesi, attrezzature mediche e servizi riabilitativi impedisce a molti pazienti di iniziare un percorso di recupero adeguato.
I dati dell’OMS mostrano la dimensione dell’emergenza: tra le 2.300 persone con amputazioni valutate nel periodo considerato, soltanto circa 500 avevano ricevuto una protesi permanente. Le strutture sanitarie non riescono a rispondere alla domanda e le restrizioni sull’ingresso dei materiali ostacolano ulteriormente gli interventi. La riabilitazione richiede infatti dispositivi specifici, personale qualificato e controlli regolari, indispensabili soprattutto durante la crescita dei bambini.
La tregua non basta a fermare la crisi umanitaria
Le difficoltà sanitarie si inseriscono in un contesto ancora segnato da bombardamenti, sfollamenti e distruzione delle infrastrutture. Il 12 ottobre 2026, le Nazioni Unite hanno denunciato la prosecuzione delle uccisioni nella Striscia: secondo il ministero della Salute palestinese, oltre 1.400 palestinesi hanno perso la vita dall’annuncio del cessate il fuoco. Anche l’accesso agli aiuti e ai materiali necessari per ricostruire ospedali e abitazioni resta insufficiente.
Per i bambini amputati, ogni ritardo significa affrontare ulteriori ostacoli nello sviluppo, nell’istruzione e nella vita quotidiana. Senza protesi adeguate e assistenza continuativa, una lesione causata dalla guerra può trasformarsi in una disabilità permanente con conseguenze che accompagnano le vittime per tutta la vita. La fine delle ostilità su vasta scala, dunque, non coincide con la fine dell’emergenza: Gaza ha ancora bisogno di cure, attrezzature, riabilitazione e accesso umanitario per garantire ai sopravvissuti una concreta possibilità di ripresa.
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