lunedì 12 Ottobre 2026

Lettera di Mario Roggero da Bollate: «Sto ripensando a tutto»

Il gioielliere di Grinzane Cavour racconta le difficoltà fisiche e psicologiche dei primi mesi di detenzione e parla di aspetti «nuovi e impensabili»

Di Redazione
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Mario Roggero affida a una lettera le sue riflessioni dopo quasi tre mesi trascorsi nel carcere di Bollate, alle porte di Milano. Il gioielliere piemontese, oggi 72enne, descrive le della e racconta come la nuova quotidianità lo abbia spinto a ripensare alla vicenda che ha segnato profondamente la sua . «Entrare in carcere ad oltre 72 anni, dopo una intensa e onesta vita lavorativa durata oltre mezzo secolo, è stato per me molto devastante, sia a livello psicologico che soprattutto fisico», scrive nella lettera destinata alla trasmissione televisiva Fuori dal Coro, condotta da Mario Giordano.

Le riflessioni maturate dietro le sbarre

Nel messaggio, Roggero spiega che la detenzione gli ha fatto conoscere una realtà completamente estranea alla sua esperienza precedente. trascorso in carcere lo ha portato a riconsiderare gli avvenimenti del , quando una rapina nella sua gioielleria di Grinzane Cavour, in di , si concluse con la di due uomini e il ferimento di un terzo.

«Ho avuto modo, forzatamente, di riflettere sui fatti avvenuti e sto cogliendo aspetti del tutto nuovi e impensabili, che sto approfondendo a poco a poco», dichiara. La lettera, tuttavia, non chiarisce quali siano queste nuove considerazioni. Roggero preferisce non entrare nei dettagli e lascia aperta la possibilità di tornare sull’argomento in futuro.

La condanna e il sostegno ricevuto

Il gioielliere sconta una condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo dopo l’assalto alla sua . Roggero si è costituito nel carcere di Bollate il 17 luglio 2026.

Nel finale della lettera, l’uomo ringrazia le persone che continuano a manifestargli solidarietà: «Voglio ora abbracciare virtualmente e ringraziare i milioni di italiani che mi sono stati e mi stanno vicino con il loro affetto e non solo». Un messaggio che racconta il peso della detenzione e annuncia ulteriori riflessioni su una vicenda che continua a suscitare discussioni sul confine tra difesa e responsabilità penale.

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