(Adnkronos) – Uno dei momenti più difficili della sua vita, seguito da un episodio che non dimenticherà facilmente. Valentina Cavallar, ciclista austriaca della SD Worx-Protime, ha raccontato sui social quanto accaduto dopo la morte della madre, scomparsa a settembre.
Dopo il Tour de France, l’atleta aveva deciso di fermarsi in anticipo per starle vicino. Poi il lutto e, poche ore dopo, un controllo antidoping nella sua abitazione, effettuato nella stanza accanto a quella in cui riposava la madre, appena deceduta. Una circostanza che Cavallar ha definito dolorosa e irrispettosa nei confronti della famiglia.
La ciclista non mette in discussione l’importanza dei controlli per garantire uno sport pulito. La sua denuncia riguarda il lato umano della vicenda: in quel momento, prima ancora che un’atleta professionista, era una figlia alle prese con una perdita devastante.
Lo sfogo su Instagram
“Per motivi personali e familiari, ho dovuto concludere la mia stagione in anticipo dopo il Tour de France di quest’anno -scrive Cavallar su Instagram-. Di solito preferisco tenere la mia vita privata lontana dai riflettori, ma questa è una cosa che ritengo importante condividere. La perdita di mia madre, avvenuta a settembre, ha cambiato per sempre il mio modo di vedere la vita. Si può trascorrere gran parte della propria esistenza a inseguire obiettivi, a superare i propri limiti e a misurare il successo in base a risultati, vittorie e traguardi raggiunti. Ma perdere una persona cara ti fa capire quanto poco tutto ciò conti davvero, alla fine. La vita non è fatta di ciò che si ottiene, del successo che si raggiunge o di quante persone conoscano il tuo nome; conta invece l’amore per le persone, i momenti condivisi e i ricordi che si creano. Ho sempre saputo quanto la mia famiglia fosse importante per me, ma credo di non averlo mai compreso appieno finché non ho dovuto affrontare la vita senza mia madre. A rendere l’esperienza ancora più dolorosa è stato il fatto che, poche ore dopo la sua scomparsa, ho dovuto sottopormi a un controllo antidoping a casa, nella stanza accanto a quella in cui lei riposava. Comprendo l’importanza di uno sport pulito e ho sempre rispettato le responsabilità che derivano dall’essere un’atleta professionista. Tuttavia, in quel momento, non stavo certo pensando al ciclismo, alle gare o ai miei doveri di atleta: ero una figlia che aveva appena perso la madre. Dover affrontare un controllo antidoping in quelle circostanze è stato profondamente doloroso, oltre che del tutto fuori luogo e irrispettoso nei confronti della mia famiglia. È stato un momento che mi ha fatto riflettere su quanto sia facile dimenticare che, dietro ogni atleta, c’è un essere umano con una vita, una famiglia ed emozioni che non svaniscono semplicemente nel momento in cui iniziano le responsabilità dello sport professionistico. Credo nello sport pulito, ma credo anche che non si debbano mai dimenticare l’umanità, la compassione e il rispetto“.
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