Un palcoscenico surreale che trasforma il passaggio istituzionale più delicato dell’anno nel più imbarazzante dei teatrini di maggioranza. Presentatosi alla Camera per illustrare le linee guida del Documento programmatico di finanza pubblica — l’ossatura economica su cui poggerà la prossima manovra di bilancio —, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha trovato ad attenderlo un’Aula praticamente spettrale. Sui banchi del centrodestra sedevano appena cinque parlamentari, relatore compreso. Un vuoto pneumatico accolto dal titolare del Tesoro prima con un filo di amara ironia («Saluto i molti deputati presenti»), poi sfociato in uno sfogo senza filtri nei corridoi di Montecitorio.
Intercettato dai cronisti, l’esponente leghista non ha nascosto la propria furia per il disinteresse mostrato dai colleghi di coalizione, sparando a zero contro l’assenteismo del centrodestra alla vigilia del voto chiave da 29 miliardi sullo scostamento di bilancio: «Non c’era nessuno, è incredibile. Per lo scostamento servono 201 sì, così la risoluzione non passa. Questi non vogliono lavorare di lunedì, ma mi sembra che nemmeno il martedì abbiano tanta voglia».
L’affondo dell’opposizione: “Guardate come hanno abbandonato il loro ministro”
L’incredibile autogol della maggioranza ha spalancato le porte all’immediato contropiede dell’opposizione. Con il centrodestra finito nel mirino per la palese mancanza di disciplina d’aula, le forze di minoranza hanno crivellato di sfottò e stoccate il governo, offrendo una sarcastica e beffarda solidarietà al titolare del MEF.
L’attacco più duro è arrivato dalla deputata del Partito Democratico Maria Cecilia Guerra, che nel suo intervento ha sottolineato lo sgarbo politico e istituzionale subito dal ministro: «Ha parlato di fronte a un’Aula deserta, non si è mai visto in un passaggio così significativo che nessuno si presenti. Giorgetti è stato totalmente abbandonato dalla sua maggioranza, è una scena indecente».
La convocazione in ritardo, il voto salvato in extremis e la battuta finale
Dietro la figuraccia d’aula si nasconde un corto circuito organizzativo interno alla Lega. I delegati d’aula del Carroccio avevano infatti inviato una circolare interna a tutti i deputati imponendo la presenza tassativa per il voto fissato alle 12:30. Peccato però che l’intervento programmatico di Giorgetti fosse in calendario ben prima, alle 9:30 del mattino, condannando così il ministro a parlare nel deserto mentre la truppa di maggioranza era ancora comodamente fuori dal palazzo.
Alla fine, con il rientro in massa dei parlamentari per la chiama decisiva, la risoluzione sullo scostamento di bilancio è stata approvata con 219 voti a favore e 210 contrari, evitando il tracollo economico del governo. Un “tutto è bene quel che finisce bene” che lo stesso Giorgetti ha commentato a bocce ferme con una battuta tirata per chiudere l’incidente: «Soddisfatto dai voti in Aula? Beh, di vincere abbiamo vinto». Ma la spaccatura sulla tenuta e sulla disciplina della coalizione resta tutta.
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