Il confronto tra Giuseppe Conte ed Elly Schlein si fa sempre più teso. Il presidente del Movimento 5 Stelle insiste sulla necessità di trovare una posizione comune tra le opposizioni sul conflitto in Ucraina, ma il Partito democratico esclude un’intesa immediata in Parlamento. In vista delle comunicazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sul prossimo Consiglio europeo, ciascuna forza politica prepara una propria risoluzione.
Conte sostiene di voler favorire un accordo tra gli alleati, mentre nel Pd cresce il sospetto che questa iniziativa possa trasferire sui democratici la responsabilità di eventuali divisioni. Il responsabile Esteri dem Peppe Provenzano ribadisce che la questione ucraina richiede un confronto politico approfondito, non una soluzione improvvisata attraverso un singolo passaggio parlamentare.
Le distanze sulla politica estera
Il sostegno a Kiev rappresenta uno dei principali ostacoli alla costruzione di un programma condiviso. Schlein sostiene la necessità di continuare ad aiutare l’Ucraina, affiancando agli aiuti un’iniziativa diplomatica incisiva. Conte, invece, si oppone all’invio di nuove armi e chiede un cambio di strategia per favorire i negoziati.
Anche all’interno del Pd emergono sensibilità differenti. Francesco Boccia richiama l’importanza di rispettare le diverse posizioni politiche, mentre Lorenzo Guerini invita a evitare ambiguità sulla linea internazionale. Le divergenze rendono complicata la ricerca di un compromesso capace di tenere insieme tutte le componenti del centrosinistra.
Primarie e leadership, la sfida resta aperta
Alle differenze sulla politica estera si aggiunge la competizione per guidare la coalizione. Conte insiste sulle primarie e ricorda di aver proposto, in precedenza, anche la possibilità di individuare un candidato alternativo ai due leader. Schlein, invece, rivendica il peso elettorale del Pd e considera naturale che il partito più votato dell’opposizione abbia un ruolo centrale nella scelta della leadership.
Intanto, i due cercano di evitare occasioni pubbliche di confronto diretto, pur partecipando agli stessi appuntamenti politici e culturali a Roma. La distanza tra i rispettivi gruppi dirigenti alimenta i dubbi sulla tenuta del campo largo. La sfida, dunque, riguarda sia la costruzione di un programma comune sia la capacità di individuare una guida condivisa per affrontare il centrodestra alle prossime elezioni.
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