giovedì 15 Ottobre 2026
Meloni e Mattarella

Mattarella affonda la propaganda del governo: “Stop alle giornate nazionali. Sono troppe”

Il Capo dello Stato promulga la legge sulla "Giornata della carta" ma invia un duro monito a La Russa e Fontana: ben 20 giornate approvate sotto questo esecutivo. Non è il primo alt del Colle: dai rilievi a Draghi sugli Alpini al pasticcio normativo su San Francesco mai risolto dalle Camere

Di Redazione
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Mentre il Paese affronta le complessità economiche legate ai costi energetici e alle tensioni sociali, la legislativa della maggioranza continua a concentrarsi sull’istituzione di nuove ricorrenze simboliche. A intervenire su questa tendenza è stato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, attraverso una nota formale indirizzata ai presidenti delle Camere, Ignazio La e .

L’iniziativa è scaturita dalla promulgazione della legge che istituisce la “Giornata nazionale del riciclo della carta”. Il Capo dello Stato ha firmato il provvedimento in assenza di profili d’incostituzionalità, cogliendo però l’occasione per evidenziare la crescita esponenziale di questo tipo di iniziative: nelle ultime tre legislature sono state approvate 36 giornate celebrative, di cui ben 20 nel corso dell’attuale legislatura.

Il monito del Colle e i precedenti sugli Alpini e San Francesco

Con questo provvedimento il totale delle sale a 51, dedicate a temi, valori o ricorrenze di varia natura, tra cui la recente “Giornata della meraviglia”. Nella lettera, il Presidente ha sottolineato la mancanza di criteri omogenei e l’impatto organizzativo che tali adempimenti comportano per il mondo scolastico e universitario, rilevando come sia ormai inverosimile richiedere agli istituti di assolvere a tutte queste disposizioni senza penalizzare il tempo destinato all’insegnamento.

L’intervento del Quirinale si inserisce in un solco già tracciato in passato per arginare l’approssimazione legislativa del Parlamento sui temi simbolici. Già nel 2022, in occasione della legge sulla memoria del sacrificio alpino, Mattarella aveva scritto all’allora premier per sollecitare un riordino organico e unitario delle celebrazioni delle Forze Armate attorno alla data del 4 Novembre. Analogamente, nell’ottobre dello scorso anno, il Capo dello Stato era dovuto intervenire di nuovo inviando una nota ai presidenti delle Camere per segnalare un palese corto circuito normativo sulla Festa di San Francesco d’Assisi: la legge approvata dal Parlamento aveva infatti sovrapposto nella giornata del 4 ottobre una festività nazionale e una solennità civile per Santa Caterina, generando un pasticcio d’impianto che le Camere non hanno mai provveduto a correggere.

La reazione dell’opposizione e il passo indietro del

Le del Capo dello Stato hanno subito rinvigorito le critiche dell’opposizione sull’uso strumentale delle aule . Il capogruppo dell’Alleanza Verdi e Sinistra al Senato, Peppe , ha espresso piena condivisione per il richiamo del Quirinale, evidenziando come la maggioranza utilizzi l’istituzione di queste ricorrenze come semplici marchette elettorali o per tentare di riscrivere la storia, invece di concentrare l’ legislativa sulle emergenze reali del Paese.

Di fronte al chiaro segnale inviato dal Colle, la presidenza del Senato è stata costretta a prenderne atto. Fonti vicine a Ignazio La Russa hanno confermato la totale condivisione del pensiero del Presidente della Repubblica, precisando tuttavia che la presidenza dispone soltanto di strumenti di persuasione politica e non di poteri d’impiego diretto per frenare la corsa dei gruppi parlamentari alla presentazione di nuove leggi simboliche.

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