Nel dibattito sulle possibili opzioni militari degli Stati Uniti contro l’Iran, l’evocazione della “Madre di tutte le bombe” rappresenta il simbolo più evidente di una strategia comunicativa volta a proiettare massima potenza distruttiva. Tecnicamente denominata GBU-43/B Massive Ordnance Air Blast Bomb (Moab), si tratta dell’ordigno non nucleare guidato da GPS più potente presente nell’arsenale americano, in grado di devastare con la sua onda d’urto un’area equivalente a ben nove isolati urbani.
Progettata originariamente durante la guerra in Iraq e impiegata per la prima volta sul campo nel 2017, durante la prima presidenza Trump in Afghanistan contro una rete di tunnel dell’Isis, la Moab funziona esplodendo a breve distanza dal suolo per sprigionare una pressione detonante massiccia in tutte le direzioni. Questa caratteristica costruttiva ne definisce la natura di sistema d’arma pensato in primo luogo per operazioni di impatto psicologico, mirato a ripulire vaste aree di superficie o a distruggere trincee e bunker superficiali, anziché svolgere un’azione di perforazione sismica in profondità.
I limiti strategici e il contrasto con la propaganda di Washington
Le caratteristiche tecniche della Moab evidenziano una palese contraddizione tra la narrazione d’attacco promossa dall’amministrazione statunitense e la reale efficacia bellica sul campo. Le installazioni strategiche del programma nucleare di Teheran, come quelle ipotizzate sul Monte del Piccone, sono infatti incassate nel granito a decine di metri sotto terra e protette da spessi strati di roccia che la GBU-43/B non possiede la capacità fisica di scalfire.
L’eventuale impiego di questo ordigno risponderebbe quindi a esigenze di immagine e di politica interna piuttosto che a un preciso calcolo militare. Capace di provocare enormi devastazioni in superficie con il concreto rischio di mietere numerose vittime civili se impiegata vicino a centri abitati, la “Madre di tutte le bombe” si conferma una risorsa ad alto impatto mediatico, funzionale a consentire alla Casa Bianca di esibire un’azione spettacolare prima degli appuntamenti elettorali senza tuttavia garantire la distruzione delle infrastrutture protette.
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