Una marea studentesca ha invaso quaranta piazze da Nord a Sud per il No Meloni Day, la grande mobilitazione nazionale indetta dall’Opposizione studentesca d’alternativa (Osa) insieme a sigle della sinistra movimentista per contestare le politiche del governo sulla scuola e denunciare la deriva securitaria dell’esecutivo. Da Roma a Milano, passando per Torino, Genova, Bologna e Cagliari, decine di migliaia di ragazze e ragazzi hanno sfilato in corteo per pretendere fondi strutturali per l’istruzione pubblica, denunciare il carovita e chiedere l’immediato stop all’aumento delle spese militari, sventolando lo slogan emblematico che contrappone la spesa bellica al futuro delle aule scolastiche.
Nel mirino delle contestazioni giovanili c’è finito in primo luogo il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, bersaglio delle proteste per il decreto che introduce un tetto del 30% agli alunni stranieri nelle classi, una misura bollata dai collettivi come discriminatoria e razzista. Ma la piattaforma delle piazze ha abbracciato un ventaglio più ampio di rivendicazioni, dalle condizioni disastrose degli edifici scolastici al caro-libri, passando per la richiesta di trasporti pubblici efficienti e l’introduzione dell’educazione sessuale e affettiva negli istituti superiori.
Scontri, fumogeni e cariche: la tensione esplode nelle grandi città
I cortei, alimentati anche dall’ondata di occupazioni che nei giorni scorsi ha paralizzato decine di istituti in tutta la penisola, non sono stati risparmiati da momenti di forte tensione e scontro con le forze dell’ordine. A Roma, un imponente fiume di ventimila studenti partito dalla stazione Cavour ha sfilato tra i Fori Imperiali e il Colosseo. Durante il tragitto, alcuni manifestanti a volto coperto hanno rovesciato cassonetti in via Marmorata e dato fuoco a bandiere degli Stati Uniti e di Israele, prima di raggiungere Viale Trastevere dove si sono registrati lanci di petardi e uova contro la sede del Ministero dell’Istruzione protetta da carabinieri e poliziotti in tenuta antisommossa.
Scene di tensione e cariche si sono vissute anche a Torino, epicentro di due settimane di mobilitazioni scolastiche. Davanti all’Ufficio scolastico regionale gli studenti hanno lanciato uova contro gli agenti e dato fuoco a un carro armato di cartone simbolo del riarmo, mentre in Piazza Castello le forze dell’ordine hanno fatto uso di idranti e lacrimogeni per disperdere la folla dopo l’imbrattamento di foto istituzionali. A Bologna un corteo non autorizzato si è diretto verso la stazione ferroviaria provocando tiri di fumogeni e bottiglie contro i reparti mobili, mentre a Genova la protesta si è tinta di polemica politica per l’installazione di sagome a testa in giù raffiguranti Giorgia Meloni e Giuseppe Valditara vicino ai bidoni della spazzatura.
L’attacco di Valditara alle piazze e le reazioni della maggioranza
La risposta del vertice del dicastero si è mossa subito lungo la linea dell’incriminazione politica. Il ministro Giuseppe Valditara ha attaccato frontalmente la piazza, definendo le violenze e i lanci di petardi non già l’espressione di un dissenso democratico, ma un vero e proprio atto di teppismo politico e un’aggressione alla sede delle istituzioni. Sulla stessa linea Fratelli d’Italia, che ha duramente stigmatizzato le immagini dei ministri e della premier a testa in giù e gli slogan intonati nei cortei, accusando i movimenti di soffiare sul fuoco della protesta per importare in Italia la destabilizzazione sociale proveniente dalle banlieue francesi.
Mentre il clima politico si surriscalda in vista delle prossime scadenze, il movimento studentesco ha già annunciato l’intenzione di non fermarsi, confermando la propria adesione allo sciopero generale proclamato dal sindacato Usb per il prossimo 30 ottobre, con l’obiettivo dichiarato di saldare la rabbia delle aule con quella dei lavoratori contro le scelte economiche del governo Meloni.





