(Adnkronos) – L’impronta dell’assassino di Chiara Poggi corrisponde a una suola taglia 40, piuttosto che a una 42, numero indossato dal condannato Alberto Stasi e che non potrebbe appartenere all’indagato Andrea Sempio che sostiene di aver sempre calzato una 44. Lo affermano nelle loro consulenze gli esperti Armando Palmegiani e Giacomo De Angelis nelle relazioni consegnate oggi in Procura a Pavia.
Sul pavimento della villetta di via Pascoli a Garlasco “sono state individuate complessivamente 25 tracce (o gruppi di tracce) riconducibili a un’unica tipologia di suola con disegno a ‘tasselli ovali/circolari’ (o a ‘pallini’)”, si legge.
“L’acquisizione tridimensionale dei campioni e la sovrapposizione digitale con la ‘traccia 6’ (sul pavimento del bagno, ndr) e con il modello prototipato in scala hanno permesso di verificare che l’impronta della scena del crimine presenta una maggiore corrispondenza dimensionale con la taglia 40 piuttosto che con la taglia 42” si legge nelle conclusioni dell’analisi dimensionale, morfologica e tridimensionale.
I consulenti di Andrea Sempio, indagato per l’omicidio aggravato di Chiara Poggi, “confermano l’affidabilità operativa del test Obti (che rileva le tracce ematiche, ndr)”, in tal senso rimarcano che “non è emersa alcuna prova scientificamente validata della presenza di sangue nella traccia 33″ – la famosa impronta sul muro della cantina della villetta di via Pascoli a Garlasco – “né un’interferenza tale da falsare il test Obti negativo del 2007”, secondo quanto emerge nelle consulenza firmata da Marina Baldi, Armando Palmegiani e Katia Sartori consegnata in Procura a Pavia.
Il pool di esperti, secondo i quali quell’orma non è attribuibile a Sempio, “esclude la natura ematica della traccia in esame” a differenza di quanto sostenuto dai pubblici ministeri.
In particolare, nella relazione che si concentra sull’impronta impressa sulla parete delle scale ed evidenziata originariamente tramite ninidrina, i consulenti ricordano “la presenza di un’altra impronta analoga (situata al quinto/sesto gradino) con identica reazione alla ninidrina, ma cinematicamente ed eccezionalmente esclusa dalla dinamica del reato, confermando che tali depositi di natura eccrina possono essere preesistenti e slegati dall’evento criminoso”.
Infine, sulla presenza di un Dna riconducibile alla linea paterna dell’indagato su due unghie della mano della vittima, nelle controdeduzioni dei consulenti di Andrea Sempio alla consulenza dei genetisti Carlo Previderé e Pierangela Grignani si legge che “l’aplotipo Y identifica un lignaggio paterno e non una persona. Nessun dato consente di stabilire come e quando il materiale si sia depositato”. Inoltre, gli esperti sottolineano che il Dna trovato sul quarto dito della mano sinistra della ventiseienne è un profilo genetico maschile non identificato, che apre a ipotesi alternative.
Sono due le consulenze che riguardano il piede di Andrea Sempio. La seconda firmata dall’ortopedico Andrea Martini e dal medico legale Sabino Pelosi, affronta un quesito preciso: se l’aumento di peso di circa 14 chili dell’indagato, tra il 2007 e il 2026, possa spiegare un incremento della larghezza dei piedi superiore a due centimetri.
Le impronte rilevate nelle vicinanze del corpo di Chiara Poggi rimandano a una larghezza del piede di circa 90 millimetri. Le misurazioni effettuate dal medico legale Cristina Cattaneo nell’ottobre 2025 indicano invece, 113 millimetri per il piede destro e 115 per il sinistro: una differenza di 23-25 millimetri rispetto al valore attribuito alle impronte.
Nel 2007, Sempio aveva diciannove anni, e per gli esperti lo sviluppo scheletrico del piede era già sostanzialmente concluso. Per i consulenti, “l’aumento di peso riferito non spiega il passaggio da una larghezza di 90 millimetri a valori di 113-115 millimetri”.
Chiara Poggi è morta in un tempo non quantificabile e non si è difesa secondo le conclusioni del medico legale Sabino Pelosi. Nella relazione, consegnata in Procura a Pavia, arriva a conclusioni opposte rispetto a quelle dei consulenti dei pubblici ministeri per i quali la nuova ipotesi è di una sopravvivenza pari a un’ora circa.
La sopravvivenza per il consulente di Sempio non è scientificamente individuabile. Si è passato da tesi in cui l’aggressione dura pochi minuti, fino alla stima di 15-20 minuti, quindi alla nuova ipotesi di una sopravvivenza di circa un’ora. Quest’ultima tesi dei consulenti della Procura, non convincono Pelosi che ritiene impossibile stabilire “con sufficiente affidabilità una durata così precisa”. Tra le criticità, per condividere l’ipotesi, figurano “la conservazione dei campioni per quasi vent’anni e la discordanza con i precedenti esami“.
Contestata anche l’identificazione delle lesioni da difesa. Pelosi richiama le valutazioni dei primi consulenti, che non ne avevano riconosciute, e ritiene “insufficiente” una diversa classificazione fondata “sulla rilettura di fotografie giudicate di qualità limitata”. Per alcune lesioni del braccio e della coscia, offre una spiegazione alternativa “legata al contatto e allo scivolamento del corpo sui gradini”. Infine, il medico legale ritiene “plausibile che i primi violenti traumi cranici abbiano compromesso precocemente lucidità e capacità di reazione della vittima”.
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