domenica 18 Ottobre 2026

Milano, Meloni: “Siamo con le forze dell’ordine”. Sala: “Preoccupazione altissima, può essere solo l’inizio”

Di La Sintesi Online
Condividi questa notizia nei tuoi canali, non tenerla per te:

(Adnkronos) –
Giorgia Meloni esprime la sua solidarietà alle forze dell’ordine dopo i disordini di Milano, mentre il sindaco Beppe Sala si dice estremamente preoccupato. “Ancora una volta, le donne e gli uomini delle Forze dell’Ordine hanno dovuto affrontare la violenza di delinquenti che, anche attraverso gruppi organizzati, sfruttano le manifestazioni per cercare lo scontro e seminare il caos”, ha scritto sui la , a tutti loro va la mia piena solidarietà e un ringraziamento sincero. Perché erano lì per tutelare la sicurezza dei cittadini, dei lavoratori, dei commercianti e di tutte le persone che hanno diritto di vivere la propria città senza e senza vederla messa a ferro e fuoco da bande di teppisti. Siamo con voi”. 

“La preoccupazione è altissima”, afferma invece il Giuseppe Sala ospite di Rtl 102.5 all’indomani della guerriglia urbana che una frangia di contro il caro ha messo in scena in scena nel centro città. Dal primo cittadino arriva una condanna a chi ha danneggiato e “totale solidarietà totale alle forze dell’ordine, io sono con loro”, ma giunge anche una riflessione.  

“Soprattutto in piazza Duomo si vede una quantità di protestanti e uno sparuto gruppo di poveri poliziotti in un angolo. Ho l’impressione che si sia sottovalutato il momento e che le forze dell’ordine non fossero adeguate, ieri mi sembravano tanti contro pochi” spiega il primo cittadino che parla di circa “200 poliziotti, erano pochi”. Sala teme altri disordini nelle prossime settimane, visto quanto accade anche in Francia, e ribadisce di aver avuto, per la prima volta, dopo anni e cortei, “questa sensazione di non controllo della piazza”.  

Il sindaco ha chiesto però di non confondere chi devasta con gli studenti che sono scesi numerosi in piazza e non hanno creato danni. Il primo cittadino ricorda “la complessità” dell’ordine pubblico, di gruppi che si staccano dal corteo e si dividono rendendo complicato il controllo della piazza: “La polizia ha cercato di far arrivare degli idranti in zona Duomo e non è semplicissimo, noi dobbiamo essere ancora più pronti. Io sono solo molto preoccupato che queste sono le prime prove che vedremo…”, una violenza che “io non ho la minima volontà di giustificare” sottolinea il primo cittadino che ribadisce la solidarietà alle forze dell’ordine. 

“Noi non siamo preparati e temo anche che all’interno della comunità poi inizi il tutti contro tutti. Ieri sera mi segnalavano dei post social che identificavano alcuni dei ragazzi vicini alla protesta…con il rischio di arrivare alla soluzione che ci si fa giustizia (da sé, ndr)” conclude. Si tratta di post social poi ‘corretti’, come “finti” e di scherno alla sinistra. 

“Sto facendo fare una verifica, perché poi è giusto che i privati, ma forse anche il Comune, cerchino di rivalersi nei confronti di chi è responsabile, senza attribuire colpe a nessuno. Evidentemente ci sono stati danni significativi nel centro di Milano”, ha continuato Sala. Difficile l’identikit di chi non appartiene a centri sociali o realtà strutturate, ma occupa “spazi di protesta che non sono decifrabili. La condanna nei confronti di tutti i violenti che sono scesi in piazza è estremamente ferma”. 

Complesso decifrare il fenomeno, ma occorre farli “ed essere ancora più pronti, perché, sono molto preoccupato: temo che queste siano soltanto le prime situazioni che vedremo e che ce ne saranno altre simili. Ho l’impressione che il nostro questore non sia dotato di forze dell’ordine sufficienti” e arriva, ancora una volta, la “piena solidarietà alle forze dell’ordine. Però ho un po’ l’impressione che si stia sottovalutando la situazione. Sono sindaco da più di dieci anni e non ho mai avuto questa sensazione di perdita del controllo sulla violenza”. 

 

“Il presidente Meloni con senso di responsabilità ha invitato tutti a condannare con forza le violenze di piazza e a solidarizzare con le Forze dell’ordine vittime di aggressioni ignobili. Ma dopo poche ore il Sindaco di Milano ha puntato il dito proprio contro le Forze di polizia che – secondo lui – sarebbero state in numero inadeguato per fronteggiare i tanti violenti in Piazza Duomo. È il solito riflesso naturale e istintivo di una certa sinistra radical chic che non riesce proprio a condannare i violenti senza qualche distinguo, sempre preferendo guardare a presunte responsabilità dello Stato e dei suoi rappresentanti”. Così il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, in un post su X. 

“La colpa sarebbe della Questura, del presunto numero insufficiente di poliziotti schierati, anziché di chi ha scelto di devastare la città e aggredire le Forze dell’ordine. Rassicuro il sindaco: l’adeguatezza dei dispositivi di sicurezza viene sempre verificata a posteriori. Anche per prepararsi meglio alle sfide future, di fronte a fenomeni emergenti. Ma una cosa è valutare come prevenire meglio le violenze, un’altra è spostare l’attenzione da chi le commette – sottolinea il ministro -La responsabilità di chi usa la violenza non può essere diluita in una polemica sul numero dei poliziotti, un’ di mistificazione della realtà del tutto inaccettabile. In questa occasione e come sempre i poliziotti in piazza c’erano e hanno operato bene, evitando guai peggiori. Se hanno faticato a contenere i violenti, la ragione sta nel fatto che chi indossa la divisa ha delle regole di ingaggio, ha senso di responsabilità, cerca di minimizzare le criticità e reagisce utilizzando la forza pubblica solo quando è strettamente necessario. Dall’altra parte – conclude Piantedosi – ci sono invece dei delinquenti buoni a nulla e pronti a tutto che vogliono solo colpire, fare del male, creare danni, salvo poi mettersi a lamentare a favore di telecamera quando ci sono le cariche di alleggerimento della polizia”. 

 

Da ieri le comunicazioni tra la Questura di Milano e la Procura guidata da Marcello Viola sono serrate per riferire, minuto per minuto, la situazione sugli scontri e il bilancio dei fermati. Un dialogo, allo stesso modo serrato, è stato tenuto con la . In attesa del dato definitivo, la conta non ancora ufficiale è di circa 60 fermati, la metà dei quali minori.
 

La concitazione di ieri, con telefonate e informazioni tempestive ma brevi, sarà presto sostituita con l’invio non solo degli atti che riguardano gli arrestati, una prima relazione con i nomi e i volti di chi ha devasto piazza Duomo e un identikit di chi ha agito slegato da centri sociali o gruppi già noti. 

A occuparsi del caso sarà oltre alla pm di turno Giovanna Cavalleri, anche lo stesso procuratore Viola pronto a cointestarsi il fascicolo su una delle manifestazioni più violente degli ultimi anni in città. Domani potrebbero esserci già le prime direttissime per i maggiorenni arrestati (alcuni ospiti del Beccaria e di altre strutture) che devono rispondere, a vario titolo, di devastazione, lesioni aggravate e resistenza aggravata. 

 

“Tra la moltitudine delle ragazzi e dei ragazzi, lavoratori, che hanno manifestato ieri in tutta Italia, c’è anche una piccola minoranza di persone che vanno chiamate con il loro nome: delinquenti, che hanno devastato patrimonio pubblico e privato e si sono scagliati contro le forze dell’ordine. Non vorremmo che questi episodi da condannare come abbiamo sempre fatto, offuschino le ragioni della proteste. Noi abbiamo sempre condannato ogni forma di violenza e di devastazione”. Così il presidente Pd Stefano Bonaccini, aprendo l’assemblea nazionale dem prima di cedere la parola ad alcuni rappresentanti del mondo agricolo, degli autotrasportatori e degli studenti. 

 

Milano si è risvegliata provando a cancellare gli ultimi segni di una guerriglia urbana che ieri, sabato 17 ottobre, nessuno pensava fosse capace di esplodere e diventare incontenibile. Manca ancora una conta ufficiale, ma sono una sessantina i fermati – la metà minorenni – e almeno 25 i feriti (nessuno grave) medicati in diversi ospedali, tra cui una decina delle forze dell’ordine. I dati definitivi, attesi nelle prossime ore, non sposteranno il focus: Milano, per l’intero pomeriggio, forse per una sottovalutazione del corteo, è stata in balia di una rabbia che ha trovato sfogo nella violenza. 

Le strade sono ripulite, ma restano le tante vetrine sventrate dalla furia cieca di ragazzini che hanno colpito senza bandiera o fede politica. Niente centri sociali, pochi volti maturi, chi ha distrutto usando mazze, cestini dei rifiuti, bici a noleggio o sanpietrini, ha i volti di quelli che vengono etichettati come ‘maranza’ o ‘giovani di seconda generazione’, parole che poco dicono su chi siano davvero e che invece provano a segnare una differenza di origine più che di frustrazione. La condanna della politica è totale, ma da oggi Milano non può ignorare una rabbia che afferra, devasta, saccheggia quello a cui non può più accedere. I cognomi dei fermati sono anche a testimoniare una rabbia trasversale. Se per Expo, nel 2015, la città fu messa a ferro e fuoco da gruppi organizzati con giovani stranieri nelle frange più violente, questa volta a distruggere è chi qui, tra centro e hinterland, ci vive. 

La lista dei danni è ancora da definire, tra vetrine distrutte, negozi saccheggiati, arredi dati alle fiamme, ma i tavolini dei bar del centro sono già pronti a ospitare nuovi turisti ignari della battaglia (alcuni non si sono fermati con i selfie neppure con le fiamme in piazza Duomo). La città si rimette a lucido – lo ha fatto fin da ieri sera con cittadini arrabbiati per la guerriglia e impegnati a rimettere a posto transenne e tavolini rotti – ma la sensazione è che oggi sia più difficile mettere la polvere sotto il tappeto. 

 

—

cronaca

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

Potrebbe anche piacerti

errore: © Riproduzione riservata