venerdì 23 Ottobre 2026

Virus Shamonda, Lopalco: “È favorito da crisi climatica, svegliamoci”

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – A inizio ottobre un paziente in Francia, primo caso della storia di infezione umana da virus Shamonda. E già in la circolazione del patogeno segnalata negli animali da allevamento in diversi Paesi d’, Italia compresa. “Se ancora non abbiamo capito quanto la climatica sia pericolosa per la nostra specie, tutte queste avvisaglie dovrebbero svegliarci”. Lancia il monito in un social Pier Luigi Lopalco, professore ordinario di Igiene all’ del Salento, all’indomani della notizia del primo essere umano contagiato da Shav, confermata dal Centro europeo per prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc).  

“E adesso ci si mettono pure i moscerini…”, titola Lopalco che agli Ecdc ha lavorato per un decennio, dal 2005 al 2015, dirigendo il programma per le malattie prevenibili da . “E’ fresca – scrive – la notizia del primo caso di infezione umana, peraltro letale, da virus Shamonda. Confesso: era la prima volta che sentivo nominare questo virus, che invece è meglio noto fra i veterinari poiché può infettare diversi animali da allevamento, specialmente i ruminanti. Un paziente, che viene descritto come gravemente immunocompromesso – ricorda il medico – è morto nei primi giorni di ottobre in un ospedale di Lione a seguito di un’infezione da un virus Shamonda-like. Il virus è stato contratto verosimilmente allo stesso modo con cui si diffonde fra gli animali, ovvero attraverso la puntura di un moscerino del Culicoides”.  

Per Lopalco “la notizia risiede nel fatto che non si pensava che questo virus potesse infettare l’uomo. Le ricerche sul virus continuano per definirne meglio il ceppo e capire se l’eccezionalità dell’evento risiede nella fragilità del paziente o in nuove capacità patogene del virus. Fatto sta – sottolinea l’esperto – che durante quest’ultima estate il virus Shamonda era stato notato in molti allevamenti in Europa (Italia inclusa) e la sua circolazione si era intensificata a del cambiamento climatico che favorisce la proliferazione del vettore. Vettore che, fra l’altro, è ben noto ai veterinari perché è il responsabile di una malattia più famosa (e più temibile per gli allevamenti) che è la ‘blue tongue’ (lingua blu)”. Attenzione al climate change, dunque. “Cambiamento climatico e globalizzazione – chiosa Lopalco – vogliono dire anche questo: che dobbiamo metterci a studiare medicina veterinaria”. 

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webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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