Matteo Salvini mantiene la guida della Lega e incassa una larga maggioranza al congresso straordinario del partito, riunito a Milano il 24 e 25 ottobre. Con il 76% dei voti, il vicepremier supera lo sfidante Massimo Garavaglia e consolida la propria posizione alla guida del Carroccio. Il risultato chiude la fase congressuale segnata dalle tensioni interne e dalle richieste di rinnovamento avanzate da una parte dei dirigenti, preoccupati per i risultati elettorali e per il rapporto con l’elettorato del Nord.
La sfida interna e il futuro del partito
Durante il congresso, Massimo Garavaglia ha chiesto alla Lega di recuperare slancio e consenso, sottolineando la necessità di invertire la tendenza registrata alle urne. Salvini, invece, ha difeso la propria linea politica e invitato i delegati a concentrare l’attenzione sulle battaglie del movimento, dalla revisione della legge Fornero alla flat tax. Il confronto ha messo in evidenza due sensibilità diverse, con una parte del partito favorevole a una maggiore valorizzazione degli amministratori locali e dei rappresentanti del Nord.
Il congresso ha affrontato anche la riorganizzazione interna. Tra le novità approvate figurano una segreteria politica composta da un massimo di nove membri, scelti dal segretario federale, e la figura di un coordinatore delle segreterie regionali. Salvini ha inoltre prospettato un cambiamento del simbolo, con il nome «Lega Italia federale» e la sagoma di Alberto da Giussano, senza più il riferimento personale al leader.
La posizione sull’Ucraina
Tra i passaggi politicamente più rilevanti del discorso di Salvini figura la posizione sull’assistenza a Kiev. Il leader leghista ha chiesto ai delegati un mandato per portare in Consiglio dei ministri la richiesta di interrompere l’invio di aiuti economici e militari all’Ucraina. «Non possiamo continuare a mandare armi e soldi all’Ucraina», ha dichiarato, ribadendo una linea destinata a riaprire il confronto nella maggioranza sulle scelte italiane in relazione alla guerra.
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