La legge di bilancio per il 2027 finisce sotto il fuoco incrociato dei tecnici dei conti pubblici. L’analisi condotta dall’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica traccia un quadro severo della manovra finanziaria predisposta dal governo, definendola un intervento decisamente più piccolo di quanto l’esecutivo intenda far apparire. Dei 26,3 miliardi di euro complessivi dichiarati da Palazzo Chigi, oltre 5 miliardi servono soltanto a rifinanziare misure già in vigore che sarebbero altrimenti scadute, lasciando alle reali novità legislative un margine effettivo di appena 20,6 miliardi.
A destare le maggiori perplessità è l’andamento dei saldi fondamentali dello Stato. Per la prima volta dall’inizio della legislatura, il disavanzo torna a salire dopo quattro anni consecutivi di contenimento, passando dal 2,9% del Pil nel 2026 al 3,4% nel 2027, con un peggioramento di 12,6 miliardi rispetto all’andamento tendenziale dei conti.
Il bluff dei tagli alla spesa e l’incubo della pressione fiscale
L’analisi dell’istituto diretto da Carlo Cottarelli evidenzia una scelta macroeconomica difficile da giustificare, considerando che la crescita del Prodotto interno lordo era prevista anche in assenza di correttivi governativi. A fronte di una spesa pubblica che continua a divorare oltre il 51% del Pil nazionale, la spending review rivendicata dai ministeri resta confinata a cifre irrisorie, mezza promessa da appena 2,6 miliardi di euro.
Nel frattempo la pressione fiscale complessiva destinata a gravare su famiglie e imprese sale dal 43% al 43,2%. Il ricorso a interventi a termine rappresenta l’altro grande vulnus della finanziaria: dal taglio Irpef per il ceto medio fino alla carta farmaceutica per gli anziani e al credito d’imposta per la Zes, l’esecutivo infarcisce il testo di provvedimenti validi per un solo anno. L’Osservatorio sottolinea come questa prassi riduca la prevedibilità dei bilanci e paralizzi l’efficacia delle misure stesse, dal momento che gli agenti economici faticano a programmare gli investimenti a fronte di aiuti che non sanno se verranno confermati nel breve futuro.
Il tesoretto della Difesa e il rebus delle risorse energetiche
Il maggior disavanzo di bilancio viene coperto quasi interamente attingendo ai margini di flessibilità europea concessi per spese militari ed emergenze energetiche, per una quota vicina ai 14 miliardi di euro. Sul fronte della Difesa arrivano 5,1 miliardi nel 2027 e 5,6 miliardi nel 2028, risorse destinate all’assunzione di personale militare, all’arma dei Carabinieri e al sostegno delle missioni internazionali, oltre al rifinanziamento dei fondi per investimenti a lungo termine.
Per il capitolo energia l’impegno finanziario ammonta a 3,9 miliardi per il 2027, di cui 2,8 miliardi dirottati sulle infrastrutture ferroviarie e la quota restante distribuita sotto forma di sovvenzioni alle piccole e medie imprese non energivore. Una dote destinata a salire a 6,8 miliardi nel 2028 per coprire le imprese ad alto consumo energetico e gli investimenti nelle rinnovabili. Restano infine le briciole per il welfare e la sanità: al Servizio sanitario nazionale vanno 2,3 miliardi su un totale di 4,4 per il comparto, al sistema pensionistico 1,2 miliardi e al pacchetto per la famiglia un tesoretto identico da soli 1,2 miliardi.

