Sanità, nel 2025 sono state quasi 18mila le aggressioni a operatori sanitari e sociosanitari con oltre 23mila operatori coinvolti (alle volte sono stati coinvolte più persone).
E’ quanto emerso dalla Relazione annuale dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie, pubblicata sul sito del ministero della Salute.
Questi sono i dati scoraggianti, pubblicati sul sito del ministero della Salute, in occasione della Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari.
Il Rapporto mostra, inoltre, una sostanziale stabilità delle segnalazioni, in leggero calo rispetto all’anno 2024 (18.392) e un aumento del numero totale di aggrediti, che passa da circa 22.000 del 2024 a oltre 23.000 del 2025.
Chi sono gli aggressori?
Gli aggressori sono prevalentemente i pazienti, seguiti da familiari/caregiver. Si riscontra una netta prevalenza di aggressioni verbali (69%) rispetto a quelle fisiche (25%) e contro la proprietà (6%).
Le vittime sono soprattutto donne e infermiere
Il sesso femminile è il maggiormente colpito dalle aggressioni, con una percentuale che supera il 60% nella maggior parte delle Regioni. Gli episodi di violenza, fisica o verbale, riguardano principalmente il personale infermieristico (55%), seguito da medici (16%) e operatori socio-sanitari (OSS) (11%). Il 12% delle segnalazioni, poi, riguarda altre categorie professionali, come dipendenti non sanitari e operatori nei front office (3%), vigilanti, soccorritori, ecc. (9%).
Le aggressioni sono più frequenti in ospedale
L’ospedale è il luogo in cui le aggressioni sono più frequenti, con il Pronto Soccorso, i Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC) e le Aree di Degenza come luoghi più critici.
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