Lunedì al 17 giugno, a Évian-les-Bains, il G7 presieduto dalla Francia sarà chiamato ad affrontare molti dossier internazionali: si parlerà certamente di Medio Oriente, di Ucraina, di crisi energetica, ma anche di intelligenza artificiale e sicurezza globale. Dopo i recenti forfait al summit nei Balcani e all’incontro di Starmer, Macron e Merz con Zelensky, Giorgia Meloni arriva al vertice determinata a uscire dall’isolamento e a rivendicare un ruolo centrale soprattutto sul dossier migratorio.
Il dossier immigrazione
Per il terzo anno consecutivo, sotto tre presidenze diverse, il tema migratorio entra stabilmente nei lavori del gruppo. Roma considera questo risultato una propria vittoria politica: fu durante il G7 di Borgo Egnazia del 2024 che l’Italia impose una discussione specifica sui flussi irregolari, sui Paesi di origine e transito e sul contrasto alle organizzazioni criminali.
Da allora, il tema è sempre più sentito tra i paesi del G7, e affrontato in maniera sempre più cinica e disumana: dopo i sequestri dell’ICE e le deportazioni dei migranti in autentici lager fuori dai confini, anche l’Europa ha ceduto alle sue pulsioni xenofobe e imposto una nuova normativa, il Patto UE sulla migrazione e l’asilo, che Human Rights Watch ha definito «un colpo durissimo inferto al diritto d’asilo in un momento in cui il mondo ha più che mai bisogno che l’Europa difenda i diritti umani».
La situazione in Medio Oriente
Il dossier più urgente resta il negoziato tra Stati Uniti e Iran. Donald Trump potrebbe arrivare a Évian forte della firma di un primo accordo. La stabilizzazione della regione sarebbe ovviamente accolta con grande favore dal Canada, dal Giappone e dai paesi europei, che stanno pagando un prezzo carissimo per la chiusura dello Stretto di Hormuz.
Nonostante i passi in avanti, domina la prudenza: più volte Washington e Teheran sono state vicine all’accordo, e più volte i negoziati si sono tradotti in un nulla di fatto. Oltre ai reciproci sospetti, non è un mistero che Israele sia pronto a tutto pur di sabotare l’accordo, e non ha mai sospeso la sua guerra d’invasione in Libano come invece preteso dall’Iran.
Il futuro del Libano dopo Unifil
Tra le priorità italiane figura appunto anche il Libano. Il mandato della missione Unifil scadrà alla fine dell’anno e Palazzo Chigi, Farnesina e ministero della Difesa stanno già valutando quale presenza internazionale possa sostituirla o raccoglierne l’eredità. Roma intende mantenere un ruolo rilevante nella regione, ma esclude iniziative solitarie. «Non è un’operazione che l’Italia può fare da sola», sottolineano fonti italiane.
Il coinvolgimento della Francia viene considerato indispensabile, sia per il suo peso storico in Libano sia per costruire una missione realmente multilaterale. Di questo si potrebbe tornare a parlare anche nel bilaterale che si terrà tra meno di due settimane ad Antibes, e che vedrà la presenza di Meloni, Macron e di nove ministri per parte.
Presenti Zelensky e Trump
Al G7 sarà presente anche Volodymyr Zelensky. Il vertice dovrà chiarire quale spazio avranno gli europei negli eventuali negoziati con Mosca e come mantenere gli Stati Uniti coinvolti nel sostegno a Kiev. Per Meloni, Évian sarà anche l’occasione di incontrare Donald Trump per la prima volta dopo la rottura di due mesi fa, quando il presidente americano l’ha accusata di non avere coraggio e ha detto di essersi sbagliato su di lei. La presidente del Consiglio spera in un faccia a faccia chiarificatore, e di riprendere il ruolo, spesso vantato ma mai dimostrato, di ponte tra Trump e l’Europa.
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