(Adnkronos) – Lo slogan pubblicitario è eccitante ma anche leggermente fuorviante: “Scoprite un nuovo standard di lusso e comfort nel nostro hotel a capsule in stile giapponese, ispirato all’eleganza delle cabine di prima classe degli aerei”. In realtà l’attenzione – che cade automaticamente sulle parole ‘lusso’, ‘confort’ e ‘prima classe’ – dovrebbe essere posta sul termine ‘capsule’. Perché l’accoglienza da hotel proposta dalla catena giapponese First Cabin è quella appunto di capsule (per alcuni veri e propri cubicoli, per quanto eleganti) nei quali l’unica cosa che si può fare – riuscendoci – è dormire, o al massimo leggere un libro o guardare lo smartphone. Per tutto il resto – a iniziare dal bagno – bisogna accettare un’esperienza in comune con gli altri ospiti. Come in fondo avviene quasi sempre anche nelle classi superiori di un volo intercontinentale.
Un sacrificio, ma giustificato dal prezzo a suo modo allettante: come ha raccontato un reporter del Wall Street Journal, il primo – e finora unico – hotel a capsule all’estero aperto dalla catena giapponese offre la possibilità di pernottare nel cuore delle Hawaii a pochi passi da Waikiki Beach per circa 60 dollari. Nella stessa zona, scegliendo un albergo ‘vero’, la spesa media sarebbe stata quasi 5 volte superiore, 280 dollari.
Lo sbarco alle Hawaii potrebbe rappresentare un test per la diffusione del modello capsule al resto del mercato americano, dove i costi dell’accoglienza in hotel sono saliti verticalmente negli ultimi anni. L’esperienza First Cabin naturalmente richiede un certo spirito di adattamento: la struttura delle Hawaii – ospitata al 14° piano del Waikiki Business Plaza nella via principale di Honolulu – ospita 103 capsule, in pratica minuscoli cubi senza fronzoli, posti uno a fianco all’altro oppure sovrapposti.
Per quelli posti a livello pavimento bisogna scivolare in basso, mentre quelli al ‘secondo piano’ sono accessibili attraverso una piccola scala. I cubicoli più piccoli possono ospitare una persona sdraiata (l’altezza è di circa 1 metro e 20) mentre per 150 dollari è a disposizione una capsula più spaziosa (la ‘first class’) con un letto per due persone, che possono anche stare in piedi vista l’altezza di 2 metri. A metà strada c’è la ‘business class’ stretta come una economy ma alta come una First.
Come in un collegio, le capsule sono posizionate in ali differenti, per uomini e donne, mentre l’hotel – che mette a disposizione un frigorifero in comune – fornisce un asciugamano da bagno, un asciugamano per le mani, pantofole leggere e uno spazzolino e dentifricio usa e getta. Lo spazio per i bagagli è poco mentre ci sono piccoli schermi tv che però vanno utilizzati solo con le cuffie. In nessun caso la soluzione è consigliabile a chi soffra di claustrofobia o non ami la condivisione dei propri spazi con gli sconosciuti visto che la capsula non ha una vera porta, ma una tenda a soffietto magnetica (che per legge non può essere chiusa dall’interno). Insomma, anche nell’era del turismo di massa, forse non è una scelta per tutti, ma un concorrente per gli appassionati del low-cost o per chi insegue un’esperienza diversa a tutti i costi.
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