giovedì 7 Maggio 2026

Ligabue inaugura l’Unipol Dome, in 16mila per la prima notte

Da La Sintesi Online
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(Adnkronos) – Nel giorno dei giorni, li ha fatti ballare sul mondo. Tutti e 16mila. “Ligabue è sempre lui”, verrebbe da dire citando, e parafrasando, una delle canzoni più belle del repertorio del rocker di Correggio, che travolge l’arena milanese di Santa Giulia, a inizio scaletta. Ed è con lo stesso spirito travolgente che il Liga, 66 anni compiuti a marzo, inaugura il palazzetto, il nuovo e scintillante Unipol Dome, che segna il debutto ufficiale per i live della struttura dopo l’inaugurazione nel febbraio scorso per i giochi di Milano Cortina. Con lui sul palco tanti superospiti: da Fiorella Mannoia a Luca Carboni, passando per Emma e Giuliano Sangiorgi. Sono loro le voci di un evento atteso, che unisce la novità dello spazio alla presenza di un artista che nel tempo ha mantenuto il suo stile, sempre riconoscibilissimo e sempre coerente. Sul palco, Ligabue porta il suo repertorio più noto, senza particolari cambi di direzione, e quel rapporto ormai più che consolidato con il suo pubblico sembra intatto. Cambia il contesto, semmai — la nuova arena da 16mila posti — ma non la sua identità.  

Occhiali da sole e gilet di pelle nero, Ligabue rompe subito il ghiaccio: “Stasera abbiamo l’onore e il piacere di fare il primo concerto in questo posto pazzesco, che diventerà un punto di riferimento per la musica in Italia e non solo. Mi sono portato dietro tutti i chitarristi che hanno suonato con me nella mià storia e poi ci saranno altre so rose ognuno si porti a casa un gran bel souvenir”. E non serve dirlo ad alta voce per capirlo, perché in questa parte della città si inaugura stasera un pezzo di futuro: un’arena davvero degna delle grandi venue internazionali. Ligabue ne taglia il nastro con chitarra e voce, è il primo artista a salire sul palco dell’Unipol Dome con ‘Prima notte – Music Opening Ceremony’, un evento ad hoc (neanche a dirlo, sold out) costruito in modo da valorizzare ogni angolo dello spazio: un impianto visivo pulito, con 500 light fixtures a illuminare il grande palco, largo 20 metri, e una passerella lunga 18, che porta il Liga al centro dell’arena. Un suono compatto che restituisce quella dimensione live che per lui è sempre stata centrale.  

Ad accompagnare Ligabue sul palco c’è la sua storica e affiatata band: Fede Poggipollini, Max Cottafavi, Mel Previte e Niccolò Bossini alle chitarre, Luciano Luisi alle tastiere, Davide Pezzin al basso e Lenny Ligabue alla batteria. La scaletta pesca a piene mani da un repertorio diventato ormai colonna sonora delle vite di tanti, con un forte richiamo agli anni ’90 e ai primi 2000, ma senza restare intrappolata nella nostalgia. Da ‘Balliamo sul mondo’ che, anticipata dalle note di ‘Dies Irae’ di Verdi e dalle immagini dei leader mondiali come Donald Trump e Giorgia Meloni unite a quelle della guerra, apre (letteralmente) le danze, a ‘Sarà un bel souvenir’, fino a ‘Una vita da mediano’, ‘L’odore del sesso’, ‘Eri bellissima’, ‘Lambrusco & pop corn’, e ‘I ragazzi sono in giro’. E poi l’immancabile ’Certe notti’.  

E proprio su alcuni di questi brani arrivano le sorprese più attese della serata: Emma, Giuliano Sangiorgi e Luca Carboni salgono sul palco per tre duetti speciali che accendono ulteriormente l’entusiasmo del pubblico, rispettivamente sulle note di ‘Quella che non sei’, ‘Vivo Morto o X’ e ‘Sogni di Rock’n’Roll’. E mentre ‘Urlando contro il cielo’ dà la carica ai suoi fan, ‘Piccola stella senza cielo’ abbassa per un attimo il ritmo, con tanto di proposta di matrimonio da parte di un fan sul finale. Nel corso della serata c’è spazio anche per un momento fortemente simbolico: Fiorella Mannoia raggiunge Ligabue sul palco e insieme annunciano il ritorno, il prossimo 21 settembre all’Arena di Verona, della quarta edizione di ‘Una Nessuna Centomila’, l’evento che riunisce alcune delle più importanti voci italiane contro la violenza sulle donne.  

L’annuncio è accompagnato dall’esibizione a sorpresa di ‘Nessuno è di qualcuno’, brano inedito di Ligabue dedicato proprio a questo tema, i cui diritti verranno devoluti alla Fondazione Una Nessuna Centomila. Il filo conduttore resta quello di sempre: storie semplici solo in apparenza, che funzionano perché raccontano della vita di ciascuno. Come nel suo libro di esordio, ‘Fuori e dentro il borgo’, tornato in libreria in una nuova edizione rivista e ampliata per i 30 anni dalla pubblicazione. Ligabue resta uno dei pochi artisti italiani capace di passare con naturalezza dai club agli stadi, mantenendo intatta la sua grammatica fatta di racconti di provincia, relazioni e uno sguardo sempre acceso sul mondo, tra palco e realtà. Un linguaggio che ha trovato il suo punto di svolta negli anni ’90 con ‘Buon compleanno Elvis’, disco che ha ridefinito il perimetro del rock italiano e del quale proseguono i festeggiamenti per il trentennale.  

E poi c’è il rapporto con i live, che nel suo caso è sempre stato più che centrale: quasi una seconda casa. Dai club più raccolti ai raduni di Campovolo con 100mila persone, fino agli stadi sold out, Ligabue ha costruito le basi di un rapporto diretto e continuo con il pubblico, fatto di presenza costante e di una scaletta che dal vivo trova ogni volta una strada diversa. Non è un caso che anche questo debutto all’Unipol Dome si inserisca in un calendario più ampio, tra anniversari importanti e nuove date già pronte ad attraversare tutta Italia. Stasera Ligabue ha giocato in casa. Non tanto geograficamente, quanto per familiarità: quella sua capacità di stare dentro le canzoni e farci stare dentro chi le ascolta. L’Unipol Dome apre con lui e non poteva esserci scelta migliore. (di Federica Mochi)  

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