giovedì 16 Luglio 2026

Cosa prevede la riforma elettorale voluta dal Governo Meloni

Dalla scelta del candidato premier alle liste bloccate, passando per il tanto discusso premio di maggioranza. Cosa contiene il testo che porta la firma del capogruppo di FdI a Montecitorio Bignami

Di Redazione
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Il Melonellum prevede un sistema misto, che include quindi il proporzionale con un premio di maggioranza e l’elezione dei parlamentari tramite le liste bloccate. Il testo, che porta la prima firma del capogruppo di Fratelli d’Italia a Montecitorio Galeazzo , ha ricevuto il via libera alla Camera e ora passerà al vaglio del Senato. L’ultima modifica alla legge elettorale risale al 3 novembre 2017, quando venne approvato il Rosatellum.

Candidato premier

Ogni forza politica è tenuta a indicare nel proprio il candidato alla Presidenza del Consiglio, nel rispetto delle prerogative del Presidente della e dell’articolo 67 della Costituzione: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato». Nelle coalizioni il nome proposto deve essere unico e condiviso da tutti i partiti aderenti. Il candidato premier non compare sulla scheda elettorale e la mancata indicazione del suo nominativo comporta l’esclusione delle liste.

Seggi, premio di maggioranza e soglia di

Lo Stabilicum prevede un premio di maggioranza fisso, quello contestato dall’opposizione, corrispondente a 70 seggi alla Camera e 35 al Senato. Questo, solo se la coalizione vincente raggiunge o supera il 42% dei voti in entrambe le Camere. I seggi del premio si sommano poi a quelli derivati dal sistema proporzionale, che comunque implica un tetto massimo di 220 seggi alla Camera e 113 al Senato. Se si supera il limite massimo, i seggi in più vengono sottratti alla quota proporzionale della lista che ha ottenuto il premio di maggioranza. Da questo calcolo restano esclusi i parlamentari eletti all’estero, 8 deputati e 4 senatori. Mentre la soglia di sbarramento per accedere al Parlamento resta al 10% per le coalizioni e 3% per le liste singole, a meno che il partito non venga ripescato.

Liste bloccate e candidature

La riforma elimina i collegi uninominali e non consente il voto di preferenza, anche se questo potrebbe cambiare qualora il Governo decidesse di seguire il consiglio del presidente del Senato Ignazio La Russa e reintrodurre le preferenze in seconda lettura a Palazzo Madama. Gli elettori possono scegliere soltanto una lista bloccata, composta da un massimo di sei candidati per ciascun collegio plurinominale. Le coalizioni presentano inoltre un’unica lista circoscrizionale – quindi un gruppo di candidati legati a un determinato territorio, ndr –, comune a tutti i partiti che ne fanno parte, destinata all’eventuale assegnazione del premio di maggioranza. La composizione di questo elenco è definita attraverso accordi interni tra le forze della coalizione.

Per partecipare alle elezioni, i partiti devono presentare le liste in almeno un terzo delle circoscrizioni della Camera. E i candidati inseriti nelle liste circoscrizionali per l’assegnazione del premio di maggioranza devono candidarsi anche come capolista in almeno un collegio plurinominale della stessa circoscrizione. Inoltre, fini del calcolo dei voti complessivi di una coalizione non vengono conteggiati i voti ottenuti dalle liste o partiti «alleati» che non raggiungono la soglia del 3%, fatta eccezione per la lista che abbia conseguito il miglior risultato tra quelle sotto soglia.

Per quanto riguarda la raccolta firme per presentarsi in Parlamento, sono esentati dall’obbligo i partiti che avevano costituito un gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere entro il 31 dicembre 2025. Restano invece soggette all’obbligo le forze politiche prive di tale requisito. La riforma non introduce la possibilità di raccogliere le firme in formato digitale, che continua a essere prevista solo per i referendum. Le legge quindi, così come è scritta, salva Azione, Avs e Noi Moderati. Esclude però di Roberto Vannacci – rivale numero uno della Lega di Matteo Salvini –, oltre a +Europa di e il Partito Liberaldemocratico di Luigi Marattin.

Voto all’estero

La riforma prevede che il Governo aggiorni, entro tre mesi dall’entrata in vigore della nuova legge elettorale, il regolamento della legge Tremaglia. L’obiettivo è rafforzare la , la sicurezza e la segretezza del voto degli italiani residenti all’estero. Cambia anche la suddivisione delle circoscrizioni. Per la Camera le ripartizioni passano da quattro a due: Europa e Americhe-Asia-Oceania-Antartide. Per il Senato, invece, viene istituita un’unica Circoscrizione Estero.

Il testo introduce, infine, un elenco comunale che consentirà ai fuori sede di votare senza dover rientrare nel Comune di residenza dal Comune di domicilio. Potranno iscriversi gli studenti e i lavoratori che prevedono di restare nel Comune di domicilio per almeno nove mesi, rispettando i termini stabiliti dalla legge. Lo Stabilicum include anche una procedura specifica per chi si trova lontano dalla residenza per motivi di e deve seguire o terapie in un’altra Regione.

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