martedì 15 Settembre 2026

Meloni avvisa gli alleati: «La pazienza è finita». Se salta la riforma, si va al voto anticipato

FdI tira dritto sull’approvazione della legge elettorale e sull’introduzione delle preferenze. Il presidente del Senato La Russa suggerisce proporre di nuovo l’emendamento a Palazzo Madama

Di Maria Vittoria Ciocci
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Atmosfera tesa a Palazzo Chigi. La data del voto sulla della legge elettorale – testo che porta la prima firma del di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami – è fissata al 16 luglio, alle 11.30 in punto a Montecitorio. Dopo la bocciatura dell’ sulle preferenze e i «listini bloccati», il rischio che i 31 franchi tiratori decidano nuovamente di «tradire» la premier è dietro l’angolo. Il voto, infatti, sarà nuovamente a scrutinio segreto. L’attenzione, quindi, converge sugli storici alleati: e Forza Italia.

Intercettato dai cronisti de Il Giornale in Transatlantico, il responsabile di FdI Giovanni Donzelli ha chiarito che non è in corso una «caccia alle streghe». Tuttavia, ciò non toglie che la presidente del Consiglio è sicura ormai che «qualcuno non la voglia a capo del governo», in quanto si auspica che «le prossime elezioni si chiudano con un pareggio». D’altro canto Meloni non ha intenzione di farsi «logorare» e piuttosto che darla vinta all’opposizione – che ha letto la bocciatura dell’emendamento 1.077 come una «sfiducia» alla premier – ha avanzato di nuovo l’ipotesi del voto anticipato.

È l’eventualità che più spaventa senatori e deputati. Il motivo è semplice: sciogliere le Camere prima del 14 aprile significa perdere il alla pensione, che si matura dopo quattro anni, sei mesi e un giorno di mandato. Sulle preferenze poi, FdI non ha intenzione di fare un passo indietro, neppure se questo significa votare insieme ai vannacciani e contro gli alleati. Il presidente del Senato Ignazio ha quindi proposto di reintrodurle con un «emendamento chirurgico» in seconda lettura a Palazzo Madama, a voto palese.

Un suggerimento che però ha indispettito i senatori di Forza Italia. La capogruppo Stefania Craxi, notoriamente vicina a Marina Berlusconi, ha infatti chiarito: «Non mettetevi in testa di presentare un emendamento sulle preferenze qui: non ve lo votiamo». Affermazioni che hanno convinto via della Scrofa che la maggior parte dei 31 franchi tiratori sia proprio tra le file degli azzurri.

La pazienza di Meloni, come anticipa Repubblica, «è finita». «Non si può passare per dilettanti allo sbaraglio», ribadisce la presidente del Consiglio. E qualora il tanto caro Stabilicum, o , non dovesse passare, l’ipotesi che la leader di Fratelli d’Italia salga al è piuttosto plausibile. Ora più che mai.

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