lunedì 28 Settembre 2026

Obesità, indice Bmi imperfetto ma ancora l’unico per screening

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – Né perfetto, né infallibile, ma indispensabile. L’indice di massa corporea (Bmi) resta oggi l’unico strumento di screening rapido, universale e a costo zero che abbiamo per l’obesità, nonostante in Italia l’83% dei pazienti ne sia ancora sprovvisto, perché manca nella loro cartella del medico di famiglia. In assenza di parametri migliori e ugualmente accessibili, non possiamo permetterci di mandarlo ‘in pensione’. Il rischio è di ritardare la diagnosi e il trattamento dei pazienti. A schierarsi in del Bmi come strumento di screening è la italiana dell’obesità (Sio), dall’European Congress on Obesity (Eco 2026) in corso a fino al 15 maggio.  

“Vogliamo mandare in pensione il Bmi? Prima troviamo un’alternativa che non sia un ostacolo per i pazienti”, dichiara Silvio Buscemi, presidente Sio. “Oggi – continua – assistiamo a un paradosso pericoloso: da un lato la Lancet Commission propone criteri diagnostici basati sul danno d’organo che complicano e rallentano l’accesso ai trattamenti; dall’altro, i dati reali ci dicono che in Italia non riusciamo nemmeno a pesare e misurare i pazienti. Sposiamo la linea di pragmatismo: lo screening e la diagnosi devono restare semplici e immediati, o l’obesità resterà una malattia invisibile”.  

Secondo la Sio, il Bmi resta lo strumento di orientamento iniziale insostituibile. “E’ vero che non è un parametro perfetto e che esistono falsi positivi o negativi – continua Buscemi – ma è un riferimento che la popolazione e i hanno impiegato 40 anni a metabolizzare. Chiedere oggi di sostituirlo con ecografie o analisi approfondite del danno d’organo per ogni sospetto caso di obesità è insostenibile soprattutto dal punto di vista organizzativo. Non dobbiamo aspettare che la malattia manifesti le sue 200 possibili complicanze per intervenire. Il Bmi ci permette di fare lo screening subito”. 

A conferma della necessità di semplificare anziché complicare, Buscemi cita lo studio Itros, condotto su un di 1,8 milioni di pazienti italiani. I risultati sono emblematici: solo il 17% dei pazienti presenta il dato del Bmi registrato nelle cartelle dei medici di generale. Nonostante sia il parametro più semplice (richiede solo peso e altezza), viene rilevato raramente a di barriere burocratiche e mancanza di tempo. “Siamo ancora all’alba della misurazione di base e ‘è chi vorrebbe già imporre parametri d’élite”, sottolinea Buscemi. “Se non riusciamo a ottenere un dato banale come il Bmi nell’83% dei casi, come possiamo pensare di rivoluzionare le linee guida con criteri più complessi? Significherebbe rendere l’obesità una malattia fantasma per il “.  

La Sio denuncia, inoltre, come la sulla privacy stia ostacolando la ricerca e la prevenzione, impedendo la creazione di un registro epidemiologico efficace. “E’ assurdo che i medici di base non possano conferire dati anonimizzati per scopi di ricerca scientifica a causa di interpretazioni burocratiche della privacy”, dice il presidente della società scientifica. “Affrontare l’obesità, che colpisce 6 milioni di italiani – conclude – richiede un sistema di monitoraggio costante. Senza una misurazione semplice e applicabile, come il Bmi, e senza la possibilità di raccogliere questi dati, restiamo al buio, impossibilitati a valutare l’efficacia delle cure e delle politiche sanitarie. E’ come voler ridurre i consumi elettrici di un Paese senza poter leggere i contatori. Chiediamo alle Istituzioni di intervenire: meno burocrazia, più misurazioni”. 

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