lunedì 28 Settembre 2026

Alzheimer, Zappia (Sin): “Uniformare standard cura e puntare su prevenzione”

Di La Sintesi Online
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() – “Dobbiamo puntare a uniformare gli standard di cura e assistenziali” per l’, “non solo per quanto concerne la fase diagnostica, ma anche per il monitoraggio dell’efficacia e della sicurezza delle terapie che, ci auguriamo, saremo presto in grado di prescrivere. Mi riferisco alle terapie anti-amiloide per la malattia di Alzheimer o per le fasi precoci, come il deterioramento cognitivo lieve, quando siano presenti di malattia biologicamente accertate”. Così Mario Zappia, presidente della Società italiana di neurologia (Sin), intervenendo all’evento internazionale ‘MindShift – A cross-country mission to reshape Alzheimer’s Care’, in corso a Roma. Un appuntamento che ha riunito esperti, istituzioni e rappresentanti dei pazienti da 12 Paesi con un obiettivo chiaro: accelerare la trasformazione della cura dell’Alzheimer. 

“La nostra società scientifica dovrà impegnarsi a uniformare i protocolli per la diagnosi biologica, anche attraverso il neuroimaging – ha spiegato il presidente della Sin – Penso in particolare agli esami Pet per la rilevazione della beta-amiloide cerebrale, nonché per l’utilizzo dei biomarcatori nel liquido cerebrospinale e, si spera quanto prima, su base plasmatica”. Non solo tecnologia, ma anche visione sistemica: “Dobbiamo tendere a una standardizzazione dell’intero sistema. E’ prioritario formare i medici di generale, che rappresentano il primo punto di riferimento per i pazienti e le loro . Il medico di base deve essere in grado di indirizzare correttamente il allo specialista neurologo, affinché venga inserito in un percorso codificato per la diagnosi e l’eventuale prescrizione dei farmaci”, ha osservato Zappia. 

Il presidente Sin si sofferma poi sul tema della prevenzione, cruciale anche per le patologie neurodegenerative: “Siamo sempre stati abituati a promuoverla per le patologie cardiovascolari e oncologiche, settori in cui sono stati raggiunti risultati brillanti. Per quanto riguarda le malattie neurodegenerative, e l’Alzheimer in particolare, probabilmente si è investito poco in prevenzione, condizionati dall’idea di una sorta di ineluttabilità della malattia. Eppure, oggi sappiamo che fino al 45% dei fattori di rischio è modificabile”, ha evidenziato. “La – ha concluso – è attuare politiche e campagne di prevenzione lungo tutto l’arco della vita, poiché il processo biologico di una malattia come l’Alzheimer inizia molti anni prima della clinica dei sintomi. Stiamo avviando un programma di prevenzione in collaborazione con la Croce rossa italiana e la Fondazione Aletheia con l’obiettivo di realizzare interventi mirati su tutto il territorio nazionale che possano raggiungere le persone e favorire il di stili di vita errati”. 

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