giovedì 13 Agosto 2026

Mondiali, Infantino: “Non c’è mai stata la possibilità di ripescare l’Italia”

Di La Sintesi Online
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Gianni Infantino parla del ripescaggio, ormai sfumato, dell’Italia ai 2026. Oggi, giovedì 11 giugno, inizia la rassegna iridata di scena in Stati Uniti, Messico e Canada che, per la terza volta consecutiva, non vedrà gli azzurri protagonisti. “C’è mai stata la possibilità che l’Italia venisse ripescata ai Mondiali 2026? Sinceramente, mai”. E’ chiara la posizione espressa dal presidente della Fifa alla Undici. 

“Cosa vedremo di nuovo? Tutti i calciatori, quando arriveranno nei rispettivi ritiri, verranno scannerizzati dalla testa ai piedi, per rendere ancora migliori i controlli, ad esempio, su un eventuale fuorigioco. La proiezione del loro corpo nelle elaborazioni grafiche sarà tarata sulle dimensioni e le forme reali. Così, il margine di si assottiglierà ulteriormente. Ma non arbitrerà la : la partita la dirigono gli arbitri, solo che avranno un tecnologico al passo coi tempi”, ha aggiunto Infantino che ha poi parlato del Var. “Come si stava senza? Decisamente peggio. Lo penso da quando a Bari, il primo settembre 2016, si giocò l’amichevole tra Italia e . Allo stadio San Nicola, dentro un van parcheggiato all’esterno, io e Pierluigi Collina stavamo vivendo il primo test ufficiale offline della storia del Var in una partita internazionale, in una sala Var improvvisata, a quattro ruote. È partito tutto da lì”. 

“Cosa non vedremo ai Mondiali? Il . Su questo siamo molto attenti, direi che io lo sono in forma quasi maniacale. E se in qualche modo qualcuno dovesse macchiarsi di gesti o di atti razzisti, noi saremo durissimi, irremovibili nelle nostre decisioni. Per esempio, il gesto di nascondere la bocca mentre si discute animatamente con un avversario, sarà punito con il cartellino rosso: se non hai niente da nascondere, semplicemente non lo fai. La lotta al razzismo è, da sempre, una mia e nostra priorità. Il razzismo è un mostro”, ha aggiunto il presidente della Fifa che sul Mondiale a 48 squadre ha spiegato: “Perché il è democratico, ed è giusto che il sogno non coinvolga solo le solite squadre. Capo Verde, Curaçao, e Uzbekistan, le quattro Nazionali debuttanti, hanno conquistato sul campo il diritto di esserci, di essere felici”.  

 

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