lunedì 28 Settembre 2026

Sebastiano Pigazzi: “Bud Spencer? Per me era solo nonno Carlo, lui mi manca”

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – Per tutti Bud Spencer, per Sebastiano Pigazzi solo nonno Carlo. “È stato un nonno divertente, che non si prendeva troppo sul serio, è stato il nucleo della nostra famiglia”, ricorda il giovane attore nell’ all’Adnkronos. A dieci anni dalla morte del mito degli ‘spaghetti western’, avvenuta il 27 2016 all’età di 86 anni, “mi manca la sua presenza, andare a casa sua e parlarci quasi da amici più che come nonno e nipote. Vorrei avergli chiesto molto di più: dei , della , di un mondo che ormai pochi possono raccontare”. La sua eredità artistica? “Il piacere di intrattenere e di far emozionare le persone”. Per Pigazzi “è l’esempio di quello che un artista può fare: ancora oggi incontro persone che hanno scelto di tatuarsi la faccia di mio nonno e altri che mi dicono di quanto siano iconici i che lo hanno protagonista”. Un mito dalle celebri scazzotate che risuona ancora tra la gente che lo ha amato e continua a farlo: “Io non so se lascerò un’impronta come attore, non faccio questa esperienza per lasciare qualcosa a qualcuno. Io recito perché non c’è niente che mi piaccia fare più di questo”. Il momento in cui ha capito che non era solo “nonno Carlo” arriva presto: “Avevo undici anni, eravamo in Germania per la sua autobiografia. Tutti mi facevano interviste, giravamo con le macchine nere. Lì ho iniziato a intuire che nonno era una leggenda”. Ma far parte della sua eredità artistica non è mai stato un vantaggio: “Non mi ha aiutato essere suo nipote, se così fosse lavorerei molto di più”. Spesso, però, “sul set mi sento dire ‘hai fatto un sacco di soldi grazie a tuo nonno’, ma non è così. Mi sento un po’ penalizzato a volte, questa è la mia percezione”.  

La lezione più grande di nonno Carlo? “Godersi la vita, che è una sola” e “di tentare tutto finché ci sei, finché puoi. Sto lavorando molto su questo”. La scelta di fare l’attore non è arrivata grazie a Bud Spencer, all’anagrafe Carlo Pedersoli. “Non ho scelto di fare l’attore, è il mestiere che ha scelto me. Avrei voluto fare altro di più concreto, ci ho provato. Ma non sono capace di fare cose che non amo al 100%”. E ammette: “Per me è terapeutico, come se andassi dallo psicologo”, ma “non è un lavoro che ti dà stabilità, è un sali e scendi di soddisfazioni ma anche di tante delusioni”. Grazie alla recitazione “ho capito di essere incapace…di fare qualsiasi cosa che non ami”. Anche se inizialmente “i miei genitori (sua madre è Diamante Pedersoli, figlia di Bud Spencer, ndr) non l’hanno presa bene e, di conseguenza, non ho avuto molto supporto. Non per mancanza di amore, ma per : la recitazione non è una strada semplice”. Alla domanda ‘faresti un remake di un film di Bud Spencer’, l’attore è netto: “Mi piacciono molto i western, ma onestamente non ne rifarei uno. Sono belli gli originali, perché rifarli?”. Tra i tanti progetti in cui ha recitato ci sono le serie ‘We are who we are’ di ed ‘And just like that’ (sequel di ‘Sex and the city’), ma anche i film ‘Time is up’ di Elisa Amoruso e ‘Non è un paese per single’, disponibile su e tratto dall’omonimo romanzo di Felicia Kingsley. “Negli anni essere single è stato un tabù, soprattutto per le donne. Io non ho mai sentito questa pressione, forse perché i miei genitori non mi hanno mai assillato con le solite domande ‘quando ti sistemi? Quando ci farai dei nipotini?'”. Respirare arte fin da piccolo e crescere in America “mi ha aiutato ad essere più aperto mentalmente”.  

Oggi il talento basta per sfondare? “Non basta, servono anche le ‘tre c’ di Dino De Laurentiis ‘cervello, e co***oni'” e “mio nonno ne aggiunse una quarta ‘cu*o’, ovvero la fortuna”. E sull’ambizione dice: “La parte bella è che ti spinge a fare sempre di più, ma dall’altra crea un rapporto costante con l’insoddisfazione. È un cane che si morde la coda. In un certo senso è un’altra forma di condanna”. Così come questo mestiere: “Lo amo, ma ha un costo”, come “la difficoltà di avere dei rapporti stabili”, ma anche di trovare opportunità: “Io sto ancora aspettando il ruolo della svolta”. Oggi Sebastiano Pigazzi è sul set di una serie indipendente americana: “Una mini-serie di sei puntate, cast italo-americano e italo-inglese. Interpreto un professore rinascimentale, un ruolo diverso da quelli ho fatto”. Nel frattempo aspetta la chiamata di “Paul Thomas Anderson, ma anche di Tom Ford, Paolo Sorrentino e Francis Ford Coppola”, conclude. (di Lucrezia Leombruni) 

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