giovedì 15 Ottobre 2026

Tumore vescica, oncologo Hurle: “Con immunoterapia perioperatoria risposta maggiore in ogni outcome”

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – “Lo Niagara è il primo dedicato alla malattia uroteliale, in particolare della vescica, che ha permesso di associare allo standard di cura, la chemioterapia, l’immunoterapia nell’ambito del perioperatorio, perchè si prosegue anche -operatorio, permette di ottenere un tasso di risposta maggiore in tutti gli outcome interessati: dall’event free survival, all’overall survival fino alla qualità della ”. Sono le parole di Rodolfo Hurle, responsabile patologia oncologica vescicale ed uroteliale Humanitas Cancer Center di Rozzano, all’incontro promosso da Astrazeneca oggi a e intitolato “Tumori, oltre il silenzio della malattia: il valore dell’immunoterapia oggi”. 

“La cosa più importante per quanto riguarda poi l’ambito uroteliale, o vescicale, è quella che, con questo tipo di si può aumentare il numero di che ne possono beneficiare in neoadiuvante, perché si riduce da 60 a 40 millimetri la richiesta minima di clearance della creatinina. Questo permette di recuperare una quota di pazienti, circa un 20-25% in più, che possono beneficiare di una terapia più efficace”. 

L’ che riguarda il alla vescica “è un intervento molto demolitivo, che crea delle alterazioni importanti dello schema corporeo quando non riesci a ricostruire la vescica”, da qui la necessità di sviluppare opzioni ‘bladder sparing’, che cerchino dunque di preservare la vescica in questi pazienti, come spiega Hurle: “L’obiettivo per il è che l’associazione tra immunoterapia e chemioterapia permetta di avere delle risposte così efficaci nel preoperatorio da permettere di preservare l’organo, perchè alterare lo schema corporeo o, magari, avere una stomia con una derivazione esterna credo sia una delle cose più disturbanti in assoluto”. 

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