Mentre da Palazzo Chigi continuano a rimbalzare stucchevoli trionfalismi sul presunto “stato di grazia” della nostra economia, la realtà descritta dagli industriali italiani tira un freno a mano violentissimo alla narrazione di governo. Giorgia Meloni continua a raccontare la favola di un Paese che corre, ma l’economia reale è quella di un sistema strutturalmente ingolfato, a corto di fiato e destinato a un drastico e pericoloso rallentamento. A certificare la fragilità della nostra ripresa è il nuovo e spietato rapporto di previsione del Centro Studi di Confindustria, che smonta pezzo per pezzo la propaganda dell’esecutivo.
Se il 2026 si trascinerà ancora con un +1% “drogato” esclusivamente dallo scatto finale dei cantieri del Pnrr e dalla disperata tenuta dei consumi, il risveglio nel 2027 si preannuncia traumatico. La stima base vede la crescita del Pil crollare al misero 0,6%. Ma la stoccata più dura deve ancora arrivare.
Lo “Scenario Zero”: la minaccia del caro-energia e del Golfo
Quel già misero 0,6% si regge infatti su un’ipotesi estremamente ottimistica: che le tensioni in Medio Oriente rientrino e che i flussi nello Stretto di Hormuz tornino regolari. Se così non dovesse essere — e il prezzo del petrolio dovesse schizzare oltre i 125 dollari o quello del gas sopra i 90 euro — la crescita dell’Italia nel 2027 si azzererà del tutto: zero spaccato.
A tenere sotto scacco la manifattura e il mondo produttivo è la “principale vulnerabilità” del Paese: una bolletta energetica per le imprese schizzata del 40% rispetto a sei anni fa, che crea un gap competitivo abissale verso i mercati esteri. A questo peso s’aggiungono l’inflazione che rode il potere d’acquisto dei cittadini e la tassa Ets sulla CO2, bollata dagli industriali come un vero e proprio “macigno” fiscale.
L’atto d’accusa di Confindustria: “Basta fiabe, servono risposte vere”
L’analisi firmata dal Centro Studi guidato dal presidente Emanuele Orsini si trasforma in un chiaro atto d’accusa contro diverse scelte fiscali e industriali dell’esecutivo. In vista della Manovra, gli industriali chiedono a gran voce il ripristino dell’Ace (la misura per favorire la patrimonializzazione delle aziende cancellata proprio da Meloni nel 2023) e stroncano la riforma dell’artigianato caldeggiata dalla maggioranza, colpevole di frazionare le imprese e polverizzare la produttività. Il messaggio del Paese reale è chiaro: altro che miracolo economico, l’Italia è ingolfata e ferma ai box, ed è ora che la politica smetta di raccontare le fiabe.





