giovedì 15 Ottobre 2026

Altro che miracolo economico: “L’Italia è ingolfata e il Pil va verso lo zero”. Confindustria smonta Meloni

Il Centro Studi degli industriali azzera la propaganda di Palazzo Chigi. Finita la spinta del Pnrr, nel 2027 la crescita rallenta allo 0,6%, ma basta l'effetto del caro-energia a spingere il Paese nello spettro dello zero spaccato. Le richieste di Orsini su tasse e bollette

Di Redazione
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Mentre da Palazzo Chigi continuano a rimbalzare stucchevoli trionfalismi sul presunto “stato di grazia” della nostra economia, la realtà descritta dagli industriali italiani tira un freno a mano violentissimo alla narrazione di governo. Giorgia Meloni continua a raccontare la favola di un Paese che corre, ma l’economia reale è quella di un sistema strutturalmente ingolfato, a corto di fiato e destinato a un drastico e pericoloso rallentamento. A certificare la fragilità della nostra ripresa è il nuovo e spietato rapporto di previsione del Centro Studi di Confindustria, che smonta pezzo per pezzo la propaganda dell’esecutivo.

Se il 2026 si trascinerà ancora con un +1% “drogato” esclusivamente dallo scatto finale dei cantieri del Pnrr e dalla disperata tenuta dei , il risveglio nel 2027 si preannuncia traumatico. La stima base vede la del Pil crollare al misero 0,6%. Ma la stoccata più dura deve ancora arrivare.

Lo “Scenario Zero”: la minaccia del caro- e del Golfo

Quel già misero 0,6% si regge infatti su un’ipotesi estremamente ottimistica: che le tensioni in Medio Oriente rientrino e che i flussi nello tornino regolari. Se così non dovesse essere — e il prezzo del petrolio dovesse schizzare oltre i 125 dollari o quello del gas sopra i 90 euro — la crescita dell’Italia nel 2027 si azzererà del tutto: zero spaccato.

A tenere sotto scacco la manifattura e il mondo produttivo è la “principale vulnerabilità” del Paese: una bolletta energetica per le imprese schizzata del 40% a sei anni fa, che crea un gap competitivo abissale verso i mercati esteri. A questo peso s’aggiungono l’inflazione che rode il potere d’acquisto dei e la Ets sulla CO2, bollata dagli industriali come un vero e proprio “macigno” fiscale.

L’atto d’accusa di Confindustria: “Basta fiabe, servono risposte vere”

L’analisi firmata dal Centro Studi guidato dal presidente si trasforma in un chiaro atto d’accusa contro diverse scelte fiscali e industriali dell’esecutivo. In vista della Manovra, gli industriali chiedono a gran voce il ripristino dell’Ace (la misura per favorire la patrimonializzazione delle aziende proprio da Meloni nel 2023) e stroncano la riforma dell’artigianato caldeggiata dalla , colpevole di frazionare le imprese e polverizzare la produttività. Il messaggio del Paese reale è chiaro: altro che miracolo economico, l’Italia è ingolfata e ferma ai box, ed è ora che la politica smetta di raccontare le fiabe.

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