domenica 8 Novembre 2026

Antonio Marras, il matrimonio è una festa senza fine

Di La Sintesi Online
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() – Gli sposi si chiamano Antiogu e Ippolita. Si sono promessi amore per tutta la notte, mentre intorno a loro gli invitati si rincorrono tra i tavoli e lasciano che sia la luna o forse un filtro versato nel vino, a decidere chi ama chi. Al mattino nessuno ha voglia di spiegare. La festa continua, gli abiti sono ancora quelli della notte e il matrimonio deve ancora cominciare davvero. È da questo sogno che Antonio Marras costruisce la sua Primavera- 2027: una festa di che non finisce con il sì ma continua a mescolare storie e vestiti. “È un carosello di persone” spiega lo stilista sardo nel backstage della sfilata, allestita nei giardini Vincenzo Muccioli tra canestri da basket foderati di tessuto damascato e una folla di curiosi in attesa di star come l’attore Oscar Adrien Brody. Sono i suoi “vicini di casa”, ci tiene a precisare il creativo, visto che a pochi metri dal parco ci sono casa e atelier Marras. 

“Sono le persone che inviteresti a un banchetto – rimarca -. Ma in realtà sono frammenti di esistenza, personaggi che hanno animato la tua , quindi tuo cugino, tuo cognato, lo zio che arriva da lontano, l’amico dell’università che inviti per il matrimonio, quello che è stato con te alle elementari, un ventaglio di umanità disparata che però vive, convive per delle ore seduta insieme”. 

È il matrimonio come grande contenitore di esistenze ma anche la moda come luogo in cui frammenti diversi possono convivere. Gli abiti sembrano arrivare direttamente dalla notte appena trascorsa: pizzi, seta, chiffon, organza e tulle incontrano , denim, fresco lana, popeline, broccati e jacquard. Il quotidiano si mescola al prezioso, il funzionale alla couture. Il parka perde la sua origine sportiva e diventa un capo da sera, mentre il denim resta ancorato alla terra e la maglieria avvolge il . 

Le silhouette giocano con bustier e gonne a ruota, longuette e tubini con fiocchi, completi pantalone, blouson e giacche. Sui tessuti fioriscono ricami, patchwork, cristalli e intarsi. I fiori sono pittorici, quasi tracce lasciate sulla , mentre righe, quadri e camouflage rivisitato portano dentro la una dimensione più terrena. Le trasparenze fanno il resto, insieme a plissé, pizzi macramè e chantilly. Tutto alla Marras maniera.  

Anche gli accessori sembrano arrivare dal banchetto. Borse morbide e strutturate, slingback dalla punta affilata, loafers contaminati da ricami, borchie e cristalli. E poi i gioielli, che diventano parte dell’abito: nel nuovo con Giovanni Raspini, Marras porta in passerella bronzo brunito, pietre dure, minerali, piume, madreperla, resine e pizzi. Maschere della tradizione sarda, fiori, gechi, bucrani e alghe diventano ornamenti scultorei, quasi talismani. 

Ma il colpo di scena è la tavola. La sfilata si trasforma in un banchetto e la passerella si confonde con la festa. I modelli sono gli invitati, arrivano con i loro abiti per le belle occasioni e, nel finale, prendono le sedie e si preparano a sedersi insieme agli sposi. Il sogno continua. E la festa pure. (di Federica Mochi) 

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