Con le casse dello Stato completamente prosciugate e la rabbia dei cittadini al livello di guardia per un caro carburante senza fine, Giorgia Meloni tira fuori dal cilindro l’ennesima operazione di maquillage propagandistico. Visto che il bilancio pubblico non consente più neanche un “mini ritocco” da pochi centesimi sulle accise del diesel, la presidente del Consiglio ha deciso di usare il braccio di ferro politico su una società quotata in Borsa: l’Eni guidata dall’amministratore delegato Claudio Descalzi.
La “moral suasion” per coprire il vuoto della manovra
Non potendo più dissanguare i conti pubblici alla vigilia di una legge di bilancio complessa, Palazzo Chigi ha attivato una pesante “moral suasion” sul colosso energetico di Stato. Con lo sconto pubblico in scadenza e ridotto a un’inezia, l’annuncio di Descalzi di calmierare i prezzi alla pompa consente al governo di scaricare i costi dell’intervento direttamente sulle spalle della prima partecipata nazionale.
Un contropiede d’emergenza che l’opposizione non esita a definire «uno spot pre-elettorale», utile soltanto a guadagnare un mese di parziale ossigeno a costo zero per l’erario. L’operazione ricalca fedelmente la struttura dei decreti governativi, proponendo un price cap provvisorio di soli trenta giorni.
Il bluff del governo verso l’incognita delle urne
Dopo le misure spot sul bollo auto e i provvedimenti di facciata sulla scuola, la strategia di Meloni appare fin troppo trasparente: far credere ai consumatori che siano i colossi dell’energia a farsi carico degli aumenti, risparmiando risorse preziose da convertire in marchette elettorali per la manovra economica. La speranza, quasi disperata, è che le altre compagnie petrolifere emulino la mossa di Eni per non perdere quote di mercato, innescando una tregua temporanea.
Si tratta tuttavia dell’ennesima illusione a breve scadenza. Il nodo dei prezzi si ripresenterà intatto il prossimo 28 ottobre, svelando tutti i limiti di un governo che, a fronte di sondaggi infausti e conti in rosso, ha ormai sostituito la programmazione economica con la pura propaganda da campagna elettorale. Dove non arrivano le risorse, si usa il peso delle partecipate per tentare di galleggiare fino alle urne.





