sabato 26 Settembre 2026

Casse vuote e propaganda: Meloni scarica il caro benzina su Eni per uno spot elettorale

Priva di risorse pubbliche per confermare il taglio delle accise, la premier forza la mano all'ad Descalzi. Un'operazione di maquillage politico per regalare un mese di tregua ai consumatori in vista del voto

Di Redazione
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Con le casse dello Stato completamente prosciugate e la rabbia dei cittadini al livello di guardia per un caro carburante senza fine, Giorgia Meloni tira fuori dal cilindro l’ennesima operazione di maquillage propagandistico. che il bilancio pubblico non consente più neanche un “mini ritocco” da pochi centesimi sulle del diesel, la ha deciso di usare il braccio di ferro politico su una società quotata in Borsa: l’Eni guidata dall’amministratore delegato Claudio Descalzi.

La “moral suasion” per coprire il vuoto della manovra

Non potendo più dissanguare i conti pubblici alla vigilia di una complessa, Palazzo Chigi ha attivato una pesante “moral suasion” sul colosso energetico di Stato. Con lo sconto pubblico in scadenza e ridotto a un’inezia, l’annuncio di Descalzi di calmierare i alla pompa consente al governo di scaricare i costi dell’intervento direttamente sulle spalle della prima partecipata nazionale.

Un contropiede d’emergenza che l’opposizione non esita a definire «uno spot pre-elettorale», utile soltanto a guadagnare un mese di parziale ossigeno a costo zero per l’erario. L’operazione ricalca fedelmente la struttura dei decreti governativi, proponendo un price cap provvisorio di soli trenta giorni.

Il bluff del governo verso l’incognita delle urne

Dopo le misure spot sul bollo auto e i provvedimenti di facciata sulla , la strategia di Meloni appare fin troppo trasparente: far credere consumatori che siano i colossi dell’energia a farsi carico degli aumenti, risparmiando risorse preziose da convertire in marchette elettorali per la . La speranza, quasi disperata, è che le altre compagnie petrolifere emulino la mossa di Eni per non perdere quote di mercato, innescando una tregua temporanea.

Si tratta tuttavia dell’ennesima illusione a breve scadenza. Il nodo dei prezzi si ripresenterà intatto il prossimo 28 , svelando tutti i limiti di un governo che, a fronte di infausti e conti in rosso, ha ormai sostituito la programmazione economica con la pura propaganda da campagna elettorale. Dove non arrivano le risorse, si usa il peso delle partecipate per tentare di galleggiare fino alle urne.

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