Un vero e proprio incubo demoscopico si abbatte sulla Casa Bianca a poche settimane dall’appuntamento elettorale cruciale delle elezioni di metà mandato. Secondo l’ultimo sondaggio condotto dal Financial Times in collaborazione con Focaldata, il tasso di gradimento di Donald Trump è sprofondato al 34%, certificando una discesa libera che rischia di travolgere le prospettive del Partito Repubblicano al Congresso.
A picconare il consenso del tycoon è prima di tutto la percezione dello stato di salute dell’economia americana: appena un quarto degli elettori promuove la gestione presidenziale su occupazione e sviluppo, mentre sul fronte rovente dell’inflazione l’approvazione si assottiglia a un risicato 20%. Oltre due cittadini su tre (il 67%) sono ormai convinti che gli Stati Uniti stiano viaggiando nella direzione sbagliata.
Il fattore zavorra sui candidati e l’avanzata dem
I numeri della rilevazione evidenziano un corto circuito politico senza precedenti all’interno del fronte conservatore. Il 45% del campione ritiene che l’ingombrante figura di Trump stia rendendo più complicata la corsa dei singoli candidati repubblicani nei vari collegi. Sebbene l’80% della base solida intenda comunque confermare il voto per il GOP al Congresso, la popolarità del presidente tra chi lo ha sostenuto nel 2024 è crollata dal 80% di maggio a meno del 70%.
Di questa paralisi approfitta a piene mani il Partito Democratico, che stacca la maggioranza di oltre cinque punti percentuali nelle intenzioni di voto nazionali. Le proiezioni del Cook Political Report tracciano già uno scenario da incubo per la Casa Bianca, ipotizzando una conquista democratica tra i 9 e i 19 seggi aggiuntivi alla Camera dei Rappresentanti, sufficienti per ribaltare gli equilibri di potere a Washington.
La spina Iran e il rifiuto della guerra ad oltranza
A complicare drammaticamente il quadro si aggiunge la bocciatura della politica estera e della gestione della crisi in Medio Oriente. La condotta dell’esecutivo nel confronto con l’Iran raccoglie il favore di meno di un quarto dell’elettorato, registrando un crollo di oltre sette punti rispetto ai rilevamenti di maggio.
La stanchezza per i venti di guerra è netta: quasi due terzi degli americani chiedono che l’amministrazione Washington sigli un accordo diplomatico nel più breve tempo possibile, respingendo l’idea di un prolungamento del conflitto armato per strappare condizioni più vantaggiose a Teheran. Un messaggio chiaro e perentorio che lascia Trump con il fiato corto e con un margine di manovra ridotto al minimo alla vigilia del giudizio delle urne.





