(Adnkronos) – “Io non conosco l’avvocato Goracci, non l’ho mai visto in vita mia” e “non ho mai conosciuto David Rossi“. Lo ha affermato Antonio Muto, imprenditore, sentito a testimonianza in audizione davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte dell’allora capo della Comunicazione di Mps, sottolineando di non essere lui il sedicente ‘Antonio Muto’ che, presentandosi con quel nominativo, raccontò all’avvocato Luca Goracci, allora legale della vedova di Rossi, un misterioso retroscena.
E’ stato proprio il presidente della Commissione di inchiesta, Gianluca Vinci, a spiegare i motivi della convocazione: “La sua chiamata nasce dal fatto che qualcuno, nel 2016, si è presentato a nome di Antonio Muto, imprenditore di Mantova, presso l’avvocato Luca Goracci riferendo dettagli molto precisi, immediatamente successivi alla morte di David Rossi: non stiamo parlando di qualcuno che ha commesso il fatto, ma di qualcuno che, tre anni dopo la morte di Rossi, ha riferito dettagli che poi negli anni abbiamo visto riscontrati. La cosa strana della vicenda – ha osservato Vinci – è che un testimone, che non ha responsabilità e che ha fornito elementi utili, poi sia del tutto scomparso e non si prenda il merito di aver aperto una strada, quella dell’omicidio, con dettagli anche molto puntuali di quello che è successo quella sera”. “Sebbene vi siano molti Antonio Muto”, Vinci ha spiegato che “molti hanno pensato” all’audito perché “Antonio Muto, imprenditore, con rapporti con Mps e da Mantova quindi lo abbiamo chiamato non con un intento persecutorio”, ha sottolineato Vinci aggiungendo che l’obiettivo dell’organismo parlamentare è svelare l’identità del sedicente Muto che si qualificò in quel modo.
L’audito ha sottolineato di non essere lui quel sedicente Muto ricordando che lo stesso avvocato della famiglia Rossi in tv “quando gli hanno fatto vedere la mia foto, ha detto che non ero io quel Muto lì, ma un altro più alto di me con gli occhiali”. “Io non conosco Goracci – ha precisato l’audito – non l’ho mai visto in vita mia”. Replicando alla Commissione ha spiegato di essere andato talvolta a Siena “perché avevamo in ballo dei finanziamenti per un cantiere di Mantova, ma non ho mai conosciuto Rossi”. “Mai” svolti invece, ha risposto, lavori a Viadana (Mantova). A chi gli chiedeva chi possa aver usato il suo stesso nome per presentarsi dall’avvocato Goracci, Muto ha risposto: “Non riesco a immaginare chi possa aver fatto una cosa del genere”.
Sempre nel corso di un’audizione a testimonianza è stato ascoltato oggi anche Bernardo Mingrone, già dipendente di Monte dei Paschi di Siena: davanti ai commissari ha ricostruito la sera del 6 marzo 2013, quando il corpo di Rossi fu visto a terra, in vicolo di Monte Pio. “Mentre uscivo ed ero al telefono, la sera tardi verso le 20-20.30, mi è venuto incontro il custode che, comunicando con urgenza qualcosa, mi ha chiesto di seguirlo nell’ufficio di Rossi. Siamo entrati nell’ufficio, la finestra era aperta, guardai fuori e vidi Rossi a terra”, ha sottolineato Mingrone. “Cercai di arrivare dove era Rossi – ha continuato Mingrone – era una situazione concitata, per prima cosa ho cercato di raggiungerlo per capire cosa fare e, allo stesso tempo, chiamare il 118 o il 113, i servizi di emergenza”.
“Conoscevo David da poco meno di un anno, lo conoscevo superficialmente, non era parte del team più ristretto con cui lavoravo io”, ha spiegato Mingrone raccontando però che una sera, all’uscita da una riunione “importante” del Cda, ebbe l’occasione di cenare insieme a lui: “Per la prima volta ebbi modo di parlare con David per un po’ più di tempo e in un ambiente non strettamente lavorativo: era molto preoccupato del fatto che non era stato messo a conoscenza del contenuto della discussione del Cda, che era estremamente riservata, cercava di capire perché, si sentiva escluso, che potesse essere una dimostrazione di mancanza di fiducia da parte nostra nei suoi confronti”. Mingrone ha sottolineato che non era così, “ma semplicemente – a mio avviso – una buona regola” soprattutto perché “c‘era un elemento molto sensibile nelle notizie che potevano fuoriuscire quindi a tutela di tutti erano stati informati solo gli addetti ai lavori”.
“Ricordo che quella sera abbiamo parlato di tante cose e (David Rossi ndr) ci aveva raccontato di come stava vivendo la situazione di Mps”, ha proseguito Mingrone. A tavola uscì fuori anche la questione della perquisizione subita da Rossi: “Era stato particolarmente colpito da questo e continuava a ripetere che non c’entrava niente”. “Viveva nel terrore che potesse essere coinvolto pur non avendo fatto nulla”, ha ricostruito Mingrone concludendo: “Ho visto una persona molto, molto turbata quella sera, estremamente preoccupata di quello che stava avvenendo”.
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