lunedì 12 Ottobre 2026
Meloni e Giorgetti

Debito fuori controllo e frenata dell’economia: la Corte dei conti smonta i conti del governo Meloni

Il duro verdetto della magistratura contabile nell'audizione sul Dpfp: il debito pubblico resta "in significativo affanno" e la crescita economica è minacciata dal rialzo dei tassi e dalla fine della spinta del Pnrr. Bocciato senza appello il taglio lineare delle accise sui carburanti: "Sperpero costoso e distorsivo, servono aiuti mirati". Per Giorgetti e Meloni un monito che brucia in vista della manovra

Di Redazione
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L’illusione della stabilità si infrange contro i rilievi, freddi ed espliciti, della magistratura contabile. Nelle commissioni Bilancio riunite di e Senato, l’audizione della Corte dei conti sul Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) si trasforma in un vero e proprio atto d’accusa contro i pilastri della strategia economica dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Se da un lato viene riconosciuta una cornice formale prudente e aderente ai vincoli europei, dall’altro emerge la fotografia di un Paese altamente indebitato, esposto alle tempeste dei mercati e con un’economia reale sull’orlo del rallentamento.

“ in affanno”: l’allarme sui mercati e l’obbligo dell’avanzo primario

Il passaggio più critico del documento presentato dai contabili riguarda la traiettoria del debito pubblico. Sebbene il debito/Pil appaia allineato alle stime preliminari, è la sua dinamica prospettica a preoccupare gravemente i giudici: la tenuta dei conti appare «in significativo affanno». In un contesto internazionale caratterizzato da fortissime turbolenze e tassi d’interesse elevati, la vulnerabilità dell’ nei confronti della speculazione finanziaria si fa estrema.

Per evitare che il Paese finisca di nuovo nel mirino dei mercati, la ricetta della Corte dei conti è drastica: il governo deve irrobustire con estrema urgenza l’avanzo primario (previsto attualmente al 2,4% nel 2029), tagliando le spese superflue ed evitando di elargire “compensazioni a largo raggio” non mirate ogni volta che si verifica uno shock esterno.

Il freno del e i rischi di recessione

A dipingere un quadro a tinte fosche sulle prospettive di sviluppo è il presidente di Sezione della Corte dei Conti, Vincenzo Palomba. Lo scenario macroeconomico italiano, ha spiegato in Parlamento, resta zavorrato da «rischi significativi, prevalentemente orientati al ribasso».

Il cocktail di fattori avversi è velenoso: la ripresa delle spinte inflazionistiche, il costo del denaro ancora alto e, soprattutto, il progressivo «venir meno della spinta straordinaria del Pnrr» rischiano di soffocare la ripresa economica, azzerando la competitività del sistema produttivo e delle imprese nazionali proprio nel momento di massima fragilità.

La strigliata sul caro carburanti: “Taglio delle accise distorsivo e troppo costoso”

A completare la bocciatura delle politiche di interviene l’affondo sulle misure contro il caro carburanti. La Corte dei conti smonta senza mezzi termini la scelta di ricorrere a riduzioni generalizzate delle accise sulla benzina. Un intervento definito esplicitamente «distorsivo perché si applica a tutti gli utenti, indipendentemente dalla situazione reddituale, ed è particolarmente costoso per la finanza pubblica».

La magistratura contabile indica una linea opposta a quella finora inseguita dal ministero dell’Economia di Giancarlo Giorgetti: stop agli aiuti a pioggia per tutti e spazio esclusivo a sostenti selettivi destinati alle fasce meno abbienti e al settore dei trasporti e della logistica. Per il governo, chiamato a blindare la prossima manovra tra risorse risicate e vincoli stringenti, la strada si fa d’un tratto infinitamente più ripida.

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