La parola d’ordine tra le fila della maggioranza è una sola: blindare Andrea Delmastro a ogni costo. Il muro eretto dal centrodestra a protezione dell’ex sottosegretario alla Giustizia ha ormai superato la fisiologica dialettica politica per assumere i contorni di una vera e propria prova di forza di casta. Dopo la mossa del presidente della Camera Lorenzo Fontana, che ha chiuso a chiave nella cassaforte di Montecitorio il cd inviato dalla Procura di Roma con le chat tra Delmastro e l’indagato Mauro Caroccia, la destra scatena una violenta ritorsione contro chiunque provi a fare luce sulla vicenda.
Nel mirino del centrodestra è finito direttamente Devis Dori (AVS), presidente della Giunta per le autorizzazioni di Montecitorio, reo di aver presentato un ricorso alla Corte Costituzionale per conflitto di attribuzioni proprio contro la decisione di Fontana di secretare gli atti inviati dalla magistratura.
La scure della maggioranza su Dori: “Non è più imparziale, si dimetta”
Di fronte all’iniziativa di Dori, tesa a ripristinare le prerogative ispettive dei deputati, la macchina di propaganda del governo ha risposto chiedendo la testa del garante. La deputata leghista Laura Cavandoli ha guidato la carica parlando di «gravissima scorrettezza istituzionale» e sostenendo che il presidente della Giunta «non può più garantire l’imparzialità richiesta dal suo ruolo».
Sulla stessa linea d’onda i vertici di Fratelli d’Italia, che bollano la mossa di Dori come «un’iniziativa personale priva di fondamento giuridico e senza precedenti», gettando le basi per una mozione di sfiducia politica per cacciarlo dalla presidenza dell’organismo di garanzia.
Lo scudo sui verbali e il terrore della Consulta
La strategia d’arroccamento del centrodestra fa leva sul fatto che Delmastro non sia formalmente iscritto nel registro degli indagati per l’inchiesta sulla “Bisteccheria d’Italia“. Una foglia di fico formale utilizzata per giustificare una blindatura senza precedenti e impedire ai parlamentari di prendere visione delle conversazioni.
Mentre la capogruppo rossoverde Luana Zanella sottolinea che il presidente della Giunta risponde alla Carta costituzionale e non agli ordini di scuderia di Palazzo Chigi, la foga dell’attacco svela il reale timore della destra: se la Consulta dovesse accogliere il ricorso di Dori, i sigilli di Fontana sulle chat di Delmastro salterebbero di colpo, travolgendo lo scudo protettivo eretto a difesa dell’esecutivo.





